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Sant’Anna dei Bricchetti

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Tempo di Lettura: 4 minuti

Barbera e Moscato narrano un Monferrato contemporaneo e all’avanguardia

Con molto piacere scrivo di una donna del vino come me. Lei, è Orsetta Lenti, un nome che non scordi, donna del vino Piemonte, titolare col marito Ruggero e i figli, dell’azienda Sant’Anna dei Bricchetti, con 5 ettari di vigneto in una Cascina del Culunel del 1800,  sulle colline di Sant’Anna a Costigliole d’Asti con vista che spazia dal Monte Rosa al Monviso fino al cuore del Monferrato astigiano  accanto al fiume Tanaro.  

Azienda Sant’Anna dei Bricchetti

Azienda situata nella frazione di Sant’Anna, lungo la strada dei Bricchetti, facente parte della cosiddetta buffer zone (o zona cuscinetto che circonda e protegge un sito UNESCO) del paesaggio vitivinicolo di Langhe Roero e Monferrato riconosciuto nel 2014 dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Scopro l’azienda al Ristorante Il Liberty di Milano in un press lunch curato, dove la sfida di abbinare cibo con vini particolari come il moscato secco e la vendemmia tardiva, è riuscita.

Orsetta, dopo una vita dedicata all’insegnamento e alle traduzioni, sceglie, grazie alla passione per la vigna ereditata dal nonno valdostano, di dare vita al suo sogno nel cassetto: fare vino in quelle terre piemontesi tanto amate e frequentate durante le estati lì trascorse con tutta la famiglia. Orsetta e famiglia scelgono così di dedicarsi solo ai due vitigni emblema del Monferrato: la Barbera e il Moscato reinterpretandoli in chiave innovata nella freschezza degli spumanti e persino nei rossi, mantenendo anche la tradizione più austera della Barbera esaltandone però con la vivacità dei profumi e con un tannino più snello. L’azienda con il suo enologo Claudio Dacasto adotta un approccio improntato alla sostenibilità con lotta integrata, consentendo cioè, attraverso il monitoraggio delle piante, l’intervento dell’uomo, solo se strettamente necessario.

Gli spumanti

I nostri vini commenta Orsetta dialogando con Ruggero, sono “sorsi di emozione, stati d’animo che si rinnovano di vendemmia in vendemmia, di assaggio in assaggio fino all’ultimo sorso”.

E da li si parte con il primo assaggio di Sorsi di Emozione un brut metodo charmat lungo 100% barbera. Nove mesi di affinamento sui lieviti in autoclave, regala delicate note prima floreali e poi fruttate come il fiore di ciliegio e la marasca croccante. Al gusto dominano freschezza e salinità tipiche dei terreni argillosi con venature di gesso che donano spiccata mineralità. 

Successivamente degustiamo l’Incanto Rosè extra brut 2017 e l’Incanto Pas Dosè 2017 entrambi metodo classico. Mi conquistano. Al posto dello zucchero, nel tiraggio si utilizza un mosto di moscato parzialmente fermentato, sostando sui lieviti per circa 5 anni. Entrambi frutto della coniugazione delle due uve vinificate separatamente, hanno un corpo pieno al palato, il rosè svolge una breve macerazione sulle bucce e un passaggio in legno del vino base. Mentre il pas dosè è più affilato e verticale in bocca, con belle note di cedro in scorza e lime, note di pan brioche e retrogusto ammandorlato nel finale. Ma un sorso attento coglie le piacevoli sfumature aromatiche del moscato. Persistente ed elegante. Spumantizzazione davvero innovativa sia nella scelta dei vitigni, che nella vinificazione e soprattutto nel risultato finale: freschezza, eleganza, carattere ed espressività territoriale. 

I rossi

Con i rossi invece si resta nella tradizione, che non mente. La Barbera d’Asti Ricordi 2021 con solo affinamento in acciaio, ci porta ai ricordi del nonno di Orsetta, e con lui ci addentriamo nei sentori di sottobosco, terra e radici, piccoli frutti rossi scuri come la mora e la prugna, hibiscus ed iris, la grafite con un ritorno di erbe officinali come l’echinacea. La spinta di freschezza la rende apprezzabile anche a più basse temperature (13-14 gradi) e così in perfetto abbinamento estivo come il pesce. Si sale in complessità con la Barbera d’Asti Superiore Docg Vigna del Bricchetto 2017 proveniente da un cru (singolo vigneto). Affina 12 mesi in barriques nuove al 30%, il restante in botti di secondo o terzo passaggio,  prosegue due anni in bottiglia. Qui prevalgono le note tostate di nocciola e caffè, e quelle speziate di chiodo di garofano e liquirizia dolce in polvere. Mantiene una balsamicità notevole con note di eucalipto e mentuccia fresca. In bocca tannino gradevole e setoso, rivela un corpo pieno e una piacevole persistenza. Ambisce all’evoluzione nel tempo.

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Sant’anna dei Bricchetti, degustazione: dagli spumanti al vermouth

Il moscato 

Ci addentriamo ora nel regno del moscato bianco, forse ingiustamente sottovalutato da taluni del settore, da tipiche uve aromatiche col caratteristico sentore di mela e pera ed erba salvia. In Piemonte, storicamente e tradizionalmente, veniva vinificato come vino dolce e frizzante durante le festività più importanti. Piemonte Doc Moscato Secco Suggestioni 2023, per me una sorpresa che ho il piacere di degustare di rado. Fermenta 6 mesi in barriques a basse temperature e questo contribuisce grandemente a mitigare la nota amara finale della mandorla nella versione secca, valorizzando le note floreali, di spezie dolci come la vaniglia in stecca, agrumate e minerali di selce levigata.

Il Moscato d’Asti Docg svolge la fermentazione alcolica  in autoclave a basse temperature (16° C) fino al raggiungimento di un tenore alcolico di 5° gradi. Leggero, fragrante ed elegante con le sue note di frutta gialla matura e camomilla, salvia fresca di rugiada, e lemongrass. Bilanciati gli zuccheri e l’acidità. Sorso estivo e leggero a bassa gradazione ideale per la stagione torrida degli ultimi anni, si è abbinato perfettamente al tonno in agrodolce grazie al giusto equilibrio tra la sua mineralità, freschezza e dolcezza. Un  piatto del ricordo.

Destino Vino 2016, da uve stramature. Orsetta ci racconta che nasce quasi per caso, da due filari scordati lì durante la vendemmia. Vino da uve raccolte tardivamente e lasciate appassire in pianta, e di cui si selezionano solo i grappoli migliori. Il vino affina sui propri lieviti in acciaio per diversi mesi. Con l’età diventa quasi ambrato, e regala al naso sentori di uvetta passa, miele di castagno, scorza di mandarino candita, e albicocca disidratata. 

La piacevolezza dell’incontro

Concludiamo nella miglior tradizione piemontese con un Vermouth bianco che nasce e sgorga dalla base del Moscato secco Suggestioni. Balsamico, floreale e delicato. Un’esperienza degustativa  che mi ha condotto per mano nel Monferrato a Costigliole d’Asti, con le splendide voci narranti dei produttori Orsetta e Ruggero rispettosi e amanti di quel territorio da cui hanno preso terra, sole e aria ma sono stati capaci anche di dare competenza, innovazione e sostenibilità.

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