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Trump rilancia la guerra dei dazi

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Rischio paralisi per l’export vinicolo italiano: “ noi continuiamo a dialogare e a negoziare, ma se Trump insiste porremo dazi nella stessa misura. Uguali e contrari ”. 

Questa la risposta dell’Unione Europea, quasi scioccata dopo l’ennesima minaccia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha annunciato il ritorno ai dazi al 50% dal primo di giugno. Le parole di Trump sul social Truth sono state molto chiare. L’accusa, già più volte ribadita, di come per anni l’Europa si sia approfittata degli Stati Uniti sul lato commerciale, a cui ha aggiunto che il dialogo con l’Unione Europea non sta portando ad alcun risultato e che non cercherà alcun ulteriore accordo. In realtà la ancor breve storia del suo secondo mandato ci ha insegnato come Trump sia facile ad accuse, anche gravi, e veloci cambi di rotta.

Tra dazi e diplomazia, il vino italiano è stretto nella morsa USA-UE

Come il 9 aprile, quando, proprio in chiusura dell’edizione 2025 del Vinitaly, era arrivato l’annuncio del tycoon di una sospensione, per tutti i paesi eccetto la Cina, di 90 giorni dei dazi e una tariffa reciproca ridotta per lo stesso periodo al 10%. La reazione del comparto vinicolo fu generalizzata: “E dopo cosa succederà?”.

Il presidente dell’Uiv (Unione italiana vini) Lamberto Frescobaldi aveva commentato: 

Un rinvio che pone basi solide per un negoziato: è questo anche un punto a favore di quanto auspicato anche in sede di incontro ieri a Palazzo Chigi, ovvero di mantenere saldi i negoziati con i partner americani. Ora sarà importante lavorare su politiche “zero su zero” anche sul vino, e che si ripristini un’alleanza commerciale decisiva per entrambi.

E lo stesso Frescobaldi aveva aggiunto: 

L’export di vino europeo verso gli Usa vale quasi 5 miliardi di euro l’anno di cui 2 miliardi per l’Italia, quello proveniente da oltreoceano arriva ad appena a 318 milioni di euro: la disparità del rischio appare piuttosto eloquente.

Questo per confermare quanto il vino, e in generale il comparto agroalimentare italiano, sia fondamentale alla voce commerciale delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Solo pochi giorni fa Luca Rigotti, presidente del settore vino di Fedagripesca Confcooperative, durante l’audizione del 20 maggio alla Commissione agricoltura della Camera, lanciava un forte allarme sui numeri relativi al mercato americano.

Se i dazi alle esportazioni di vino negli Stati Uniti venissero confermati al 10%, gli impatti nel medio e lungo temine per le cantine italiane sarebbero devastanti. Ad oggi l’Italia perderebbe tra l’8% e il 12% dei volumi esportati, fino a 190 milioni di euro in valore.

E terminava auspicandosi che le istituzioni facessero uno sforzo per venire incontro alle esigenze delle aziende italiane, sottolineando come fosse importante che il vino e gli altri alcolici statunitensi non venissero inseriti nella black list della Commissione Ue.

Export vinicolo a rischio, stop agli investimenti OCM verso gli Stati Uniti

Parole che purtroppo, dopo solo pochi giorni, sembrano una speranza più che vana. Perché va da sé che, se venisse veramente confermata l’intenzione attuale di Trump, i danni sarebbero catastrofici. Una specie di embargo sui vini della penisola, e anche un cambio netto dei progetti futuri. Infatti, proprio in queste settimane, le imprese italiane del vino stanno progettando i bandi europei dell’Ocm Promozione (la regolamentazione europea che assegna contributi a fondo perduto), che prevedono investimenti per qualche decina di milioni di euro destinati agli Usa, principale sbocco di mercato. Una minaccia di accisa al 50% bloccherebbe tutto, con l’immediata conseguenza di rinunciare all’investimento, pur contro voglia. 

Come detto, quella di Trump potrebbe essere ancora una volta una tattica per smuovere le trattative con l’Europa, ma in caso contrario si aspettano le reazioni della Commissione Ue. In questi giorni, in ogni caso, i negoziati sono ripresi con i rappresentanti americani, e la speranza per il comparto è che si arrivi a una soluzione per far sì che i prodotti agroalimentari non vengano inseriti in un conflitto commerciale.

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