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Monteverro

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Tempo di Lettura: 5 minuti

Monteverro, il sogno toscano di Georg Weber tra eleganza, terroir e passione

Adagiata ai piedi del pittoresco borgo medievale di Capalbio, nella zona maremmana a sud della Toscana, in un territorio ancor oggi autentico e incontaminato, la Tenuta di Monteverro nasce nel 2003 grazie a Georg e Julia Weber, originari di Monaco. Fin da subito con due obiettivi, produrre vini che potessero competere con i grandi francesi e dimostrare la vocazione di questo terroir per lo chardonnay e il syrah. 

Georg Weber e l’incontro con la Maremma

Appassionato di varietà bordolesi, giramondo tra le zone vinicole e le tenute più̀ prestigiose, dalla Francia alla California, alla Nuova Zelanda, da sempre innamorato dell’Italia, non appena Georg Weber visitò la Maremma, si sentì come folgorato. Una zona che solo negli anni trenta era stata bonificata, poiché quasi del tutto coperta da paludi, e che alla fine degli anni novanta era nota a pochi appassionati wine lover. Georg, capitato quasi per caso a Capalbio – allora immersa in un paesaggio ricoperto di colture cerealicole – capì fin da subito di avere “carta bianca” sui vini, e decise che avrebbe fondato proprio lì la sua tenuta. 

Nella Maremma meridionale, in quella sottile linea lungo la costa toscana che va da Livorno fino al confine con il Lazio, in un territorio tuttora scarsamente popolato, è ancora la natura a farla da padrona. Anche l’antico toponimo “Monteverro” testimonia il legame profondo con il territorio: verro, infatti, è il termine che indica il maschio del suino, a conferma di come la zona che circonda Capalbio sia da sempre popolata da cinghiali, e quindi dalla natura.

Una sinfonia di aromi mediterranei nella Maremma nascosta

Colline verdi ricoperte da vigneti e uliveti, alternati alla macchia mediterranea, la tipica vegetazione naturale di questo territorio, dove prosperano essenze come la lavanda, la ginestra, il mirto, il cisto, il rosmarino, il timo. Il tutto accompagnato da un clima temperato, grazie alla vicinanza del Mar Tirreno e alle brezze marine notturne, che regalano alle uve le migliori condizioni pedoclimatiche per crescere e maturare più̀ velocemente rispetto alle zone della Toscana centrale. 

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Capalbio, Maremma toscana meridionale

Qui si sviluppano i 60 ettari della Tenuta, su 3 colline che arrivano fino a 80 metri s.l.m., con l’orizzonte che va dalle coste e al Monte Argentario, e protetta dalla cittadina di Capalbio, nota per il suo borgo medievale perfettamente conservato dove spicca la chiesa di San Nicola, costruita nel XII secolo, e in cui alcuni anni or sono scelsero di sposarsi anche Julia e Georg Weber. Ad accompagnare fin da subito l’azienda la guida di Michel Rolland, enologo di fama mondiale, che ancora oggi visita la Tenuta un paio di volte all’anno per collaborare con chi si occupa delle vigne. 

A proposito, il fattore umano rappresenta uno degli asset più preziosi dell’azienda. Un team di 40 dipendenti, di cui 20 direttamente coinvolti nella produzione, si prende cura di 40 ettari di vigneti suddivisi in due corpi – uno di 27 e l’altro di 13 ettari – articolati in 35 parcelle. 

Un’organizzazione meticolosa che consente di produrre in media 200.000 bottiglie all’anno. Ad aggiungersi 5 ettari di olivi, la macchia mediterranea con i suoi cespugli, specie erbose, arbustive e floreali, e 10 alveari, a testimonianza di quanto stia a cuore la biodiversità del territorio e l’amore per la natura, per valorizzare al meglio il potenziale del terroir. 

Le varietà coltivate sono 8, tra cabernet sauvignon e cabernet franc, che rappresentano circa il 60% della produzione, poi merlot, syrah, grenache, petit verdot, chardonnay e vermentino, da cui vengono ottenute 6 etichette. Il Vermentino e il Verruzzo quelle d’entrata, Chardonnay, Terre di Monteverro e il Monteverro Chardonnay a seguire, per concludere con il top di gamma, il Monteverro Toscana Rosso Igt.

Tra biologico e cemento, la nuova Eleganza del Vino

A Milano, negli spazi di Enoluogo di Civiltà del bere, si è tenuto un evento esclusivo dedicato alla scoperta del Grand Vin dell’azienda maremmana, con una verticale di 6 annate storiche, 2008, 2011, 2014, 2017, 2019 e 2021, preceduta dagli assaggi di Chardonnay 2022 e Tinata 2021. A condurre Simone Salamone, agronomo di Monteverro, e Alessandro Torcoli, editore e direttore della rivista enologica Civiltà del bere.

Lo Chardonnay 2022, in purezza, prodotto da differenti parcelle per un totale di quasi 2 ha, ha rappresentato bene l’annata, calda, quasi torrida, con due eventi piovosi nel momento opportuno che hanno permesso la giusta maturazione alle uve. Oro grigio brillante, con un naso quasi di panificazione, con note di polvere da sparo e fiori officinali, mentre in bocca un’evoluzione verso l’agrumato, e un’ottima freschezza, accompagnata da caratteristica sapidità e mineralità.

Il Tinata 2021, 70% syrah e 30% grenache è l’opposto della 2022, con temperature inferiori alla media e una gelata ad aprile, che fortunatamente non aveva creato grossi danni alle piante, grazie alla posizione geografica di Monteverro. Colore profondo, intenso, con tocchi di viola, e una eleganza e freschezza olfattiva da sottolineare, con sentori di fiori, come la viola, marmellata di mirtilli, e spezie. In bocca è morbido, vellutato, con note floreali e di lamponi.

Da segnalare che sia lo Chardonnay che il Tinata affinano in vasche di cemento a forma di uovo, che danno ai vini più freschezza ed eleganza, e confermano il trend degli ultimi anni verso un ritorno ai materiali del passato. 

Monteverro in verticale, sei annate per raccontare un Grand Vin toscano

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Monteverro, degustazione

La verticale di Monteverro Toscana Rosso Igt è stata il momento clou della degustazione. Blend di cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot e petit verdot, in percentuali diverse a seconda della stagione, grazie all’assaggio di 6 annate, dal 2008 al 2021, tutte con 24 mesi di affinamento in barrique di rovere francese, ha rivelato tutta la sua evoluzione nel tempo.

La 2008, prima annata aziendale uscita in commercio, tendenzialmente mite ma con picchi estivi nelle temperature, ha regalato evidenti note di frutta nera, e complessità e struttura in bocca, con un tannino molto ben integrato. Da segnalare che all’assaggio dimostra un’evoluzione meravigliosa, con la certezza di poter tranquillamente rimanere ancora in bottiglia, regalando grandi soddisfazioni future.

La 2011 e la 2014, simili nelle condizioni atmosferiche, con qualche picco di caldo estivo per la seconda, ha visto una prevalenza di note balsamiche al naso, seguite da sentori speziati, con una buona morbidezza e struttura all’assaggio.

La 2017 è stata caratterizzata sicuramente dalla siccità permanente, con chiara difficoltà di gestire al meglio possibile lo stress idrico durante l’estate. Un vino in stile Napa Valley, come suggerito da Alessandro Torcoli, dove si possono ritrovare chiare note di freschezza, pulizia ed eleganza, con un naso complesso di frutta nera, e una bocca fresca e complessa con un ottimo tannino vellutato.

La 2019, prima annata certificata bio, ha avuto un inizio ritardato rispetto alle precedenti, portando a una vendemmia quasi tardiva. Amarena, liquirizia, olive al naso, mentre in bocca si è rivelato fresco, tannico, e con una buona mineralità, con finale di tartufo nero e cioccolato.

L’ultima etichetta in degustazione, la 2021, ha rivelato una maggiore ricerca di frutto e freschezza di beva, grazie anche a macerazioni più delicate, diminuite nella durata lungo il corso degli anni.Tanto floreale al naso, elegante, e con note di erbe aromatiche, mentre in bocca più frutta nera e oliva. 

Vale la pena sottolineare che tutti i vini, ancora suddivisi per micro-particelle vendemmiate, fermentano esclusivamente con lieviti naturali, per esaltare lo sviluppo aromatico e il potenziale di invecchiamento. Ogni bottiglia messa in commercio viene inoltre numerata singolarmente.

 

 

credits photo: @Monteverro – foto in copertina: Julia e George Weber

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