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Eleganza e Resilienza in un’annata difficile
Una storia che comincia ormai secoli fa quella che lega l’arneis alla zona del Roero. Qui infatti il vitigno viene coltivato da sempre, con le prime tracce scritte tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500. Si parla di Reneysium e Ornesium, e viene citata una vigna “moscatelli et renexij”, che fa riferimento all’odierno Renesio, bricco alle spalle del comune di Canale, e oggi tra i cru più celebri, che era l’antico toponimo da cui si originò il termine dialettale arneis, e dove probabilmente già ai tempi si coltivava quell’uva. Arneis, che nel parlato locale viene anche utilizzato per descrivere una persona dal carattere scontroso, poco affidabile, irascibile. Sembrerebbe quasi far riferimento al vitigno, considerato “ribelle”, mai facile da coltivare, con scarse rese, e che richiede molto lavoro per essere portato a giusta maturazione.
Il bianco che racconta il Roero, un’eredità lunga secoli
In ogni caso dell’arneis abbiamo pochissime citazioni, a cominciare dal 1810, quando apparve come “bianco Arnesi” in un inventario della cantina del castello di Monticello che apparteneva ai Conti del Roero. Al tempo, del nostro se ne vendemmiava ben poco e quasi sempre insieme a un altro vitigno tipico della zona, la favorita.
L’anno importante per la sua storia è il 1967. Infatti l’enologo Alfredo Currado, rapito dalle storie e dalle leggende su questo nebbiolo bianco, studiò il modo per ottenerne una quantità sufficiente alla vinificazione. Per questo si rivolge al parroco di Santo Stefano Roero, a cui chiese di spargere la voce che avrebbe comprato qualsiasi quantità che i parrocchiani avrebbero consegnato. Il giorno dopo ricevette così poco più di 10 quintali di uve, dando vita alla prima vinificazione di arneis. Da allora, non ha smesso di guadagnare prestigio.
Il vino piacque così tanto che anche Luigi Veronelli, suo estimatore, ne scrisse importanti recensioni, e cominciò ad essere reimpiantato abbondantemente e presentato dai produttori roerini in tutte le piazze. Questo lavoro di riscoperta e di valorizzazione lo portò ad ottenere la Doc nel 1989 e poi la Docg nel 2004, senza mai snaturarlo nelle sue caratteristiche, riuscendo a legare il vino al suo territorio e facendolo apprezzare oltre i confini locali.
La riscoperta del territorio
Ed è anche grazie al successo di questo vitigno che negli anni c’è stata una riscoperta del territorio, troppo spesso sottovalutato per la vicinanza con le più famose Langhe. Siamo nella provincia di Cuneo, dove il Roero si situa in quella porzione di territorio situata a nord di Alba, sulla riva sinistra del Tanaro, tra la pianura di Carmagnola e le basse colline dell’astigiano.
Anche qui la viticoltura ha una storia millenaria, dalla produzione dei Liguri, grazie probabilmente all’influenza degli Etruschi, e ben prima dell’arrivo dei Romani, fino ai giorni nostri. Una zona, che a differenza delle altre aree viticole confinanti si caratterizza per una notevole varietà di paesaggi tra viti, boschi e frutteti, e la presenza delle Rocche, rilievi scoscesi che tagliano il territorio.

A rappresentare e a promuovere la produzione vinicola roerina si occupa anche l’Enoteca Regionale del Roero. Associazione con sede a Canale, con oltre 60 aziende che hanno il permesso di effettuare le operazioni di vinificazione, produzione e imbottigliamento dei vini Doc e Docg della zona ed anche i vini diversi dai precedenti purché derivanti da uve prodotte nel territorio del Roero. Molte le iniziative volte a far conoscere i vini e i prodotti del territorio. Tra queste l’evento dedicato alla degustazione della nuova annata 2024 del Roero Arneis, creato in collaborazione con l’Associazione Go Wine.
L’Enoteca Regionale presenta il Roero Arneis e il suo territorio
La serata è stata introdotta da Marco Perosino, presidente dell’Enoteca, e da Massimo Corrado, presidente di Go Wine, con un intervento di Giulio Cortese, sindaco di Castagnito, località dove si è svolto l’evento. Location d’eccezione il ristorante dello chef Marc Lanteri, francese d’origine ma piemontese d’adozione, già insignito in passato della stella Michelin, che nell’occasione ha proposto un menù dedicato in abbinamento con il vino protagonista della serata, presentato con una selezione di 25 etichette delle cantine socie dell’Enoteca, degustate alla cieca e svelate solo al termine della cena.

La vendemmia 2024
Una carrellata dell’ultima annata, sicuramente tra le più difficili dell’ultimo decennio. La vendemmia 2024 infatti è stata caratterizzata da condizioni climatiche complesse, a causa dall’ormai strutturale problema climatico. Tutte le zone viticole hanno affrontato una stagione piovosa (dopo 2 anni di scarse precipitazioni) e fresca, che ha causato ritardi nella maturazione e una maggiore incidenza di malattie fungine, in particolare peronospora e oidio.
Fatta questa premessa i produttori sono concordi nel dire che sono state raccolte uve di ottima qualità, pur con qualche calo nelle quantità. Se ne è avuto conferma durante la degustazione alla cieca, che ha sicuramente mostrato in bottiglia una linea comune dall’animo elegante dell’arneis, fresco, armonico ed equilibrato, nei suoi colori dal giallo paglierino al dorato, con i profumi delicati delle note fruttate e floreali. Caratteristiche che rappresentano autenticamente il terroir del Roero.
Tra le 25 etichette in degustazione ci permettiamo di segnalare le 3 che più ci hanno colpito, a titolo strettamente personale.

- Roero Arneis 2024, Cascina Lanzarotti (Monteu Roero)
- Roero Arneis Michel 2024, Crota Cichin (Santo Stefano Roero)
- Roero Arneis 2024, Careglio (Baldissero)
credits photo: immagine vitigno @consorziodelroero – foto ristoratori @marclantieri








