Tempo di Lettura: 4 minuti
Tra le vette e la vigna, il cuore alpino di La Source
Siamo in Valle d’Aosta, nel cuore delle Alpi, a pochi passi dall’antico e maestoso Castello di Saint Pierre. In questo piccolo borgo vicino ad Aosta nel 2003 viene fondata l’azienda La Source. In realtà tutto era iniziato negli anni ’90, quasi come un gioco, quando un gruppo di amici proprietari di vigneti aveva deciso di mettersi in proprio e produrre vino. Di questa compagnia rimase poi solo Stefano Celi, perito agrario, e grande conoscitore del territorio valdostano. Come ci dice Stefano, negli anni gli amici “si sono persi per strada”, e hanno lasciato a lui il compito di continuare l’attività in solitaria, che lo ha poi portato ad unire le terre a quelle della moglie Gabriella, creando ufficialmente l’azienda La Source, che oggi fa parte della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi).
Storia di un sogno valdostano tra vigne e montagne
Già il nome attesta quanto sia forte la connessione con il territorio, fin dal principio. La Source infatti deriva da alcune piccole sorgenti d’acqua, caratteristiche della zona, trovate durante i lavori di costruzione della cantina, e di cui una è ancora ben presente e visibile in una delle sale sotterranee della struttura. Negli anni l’impianto si è ampliato, a cominciare dal recupero della vecchia stalla con il fienile annesso, e trasformata nel 2007 nella attuale cantina, in un misto di modernità, tecnologia e riutilizzo dei vecchi materiali come le travi a vista. A seguire, nel 2020 l’inaugurazione della struttura ricettiva, con le camere a cui è stato dato il nome dei vini più tipici prodotti dall’azienda. E per finire nel 2021 l’apertura del ristorante, con prodotti caratteristici della Valle d’Aosta, e di cui lo stesso Stefano è divenuto lo chef.
Oggi l’azienda conta circa 8 ettari vitati, divisi in 21 parcelle, i cui appezzamenti sono concentrati principalmente tra le colline di Saint-Pierre, sul Monte Torrette e nel comune di Aymavilles. Gli impianti sono ad un’altitudine che va dai 680 ai 925 metri s.l.m., e hanno un’età compresa tra gli 8 e i 25 anni. Come ci spiega Stefano, anche per lui la difficoltà più grande è stata quella di raggruppare i terreni, perché storicamente in Valle d’Aosta il frazionamento delle vigne è molto elevato, soprattutto per le questioni ereditarie.
L’interpretazione contemporanea dei vitigni autoctoni valdostani
La Source da sempre coltiva i vitigni più storici della regione, che inevitabilmente sono anche quelli più adatti al territorio. Ad oggi le varietà piantate nella tenuta sono chardonnay, traminer, moscato, syrah, gamay, müller-thurgau, e petit arvine, a cui si aggiungono le autoctone, tra cui petit rouge, premetta, vien de nus, fumin e cornalin.
Da queste vengono prodotte circa 40.000 bottiglie all’anno, divise tra 9 etichette, a cominciare con le 3 da bacca bianca di chardonnay, petite arvine e un Valle d’Aosta “Ensemblo” a base moscato bianco petit grain, gewürztraminer, müller-thurgau.
Un rosato fatto con 80% di petit rouge e 20% di premetta e cornalin, e infine i 5 rossi, cornalin, gamay e torrette, che fanno solo acciaio, mentre il Torrette Superiore e il syrah affinano un anno in botti da 500 litri, legno per lo più esausto, poiché “il legno deve essere la ciliegina sulla torta, non tutta la torta”- dice Stefano.

Vini che mantengono l’identità del territorio, molto freschi, sapidi e senza eccessi di alcol, grazie ai suoli tipici e a un microclima secco e ventilato, e dove si sfata uno dei miti più diffusi sulla Valle d’Aosta, come confermato anche da Stefano: nonostante sia comunemente considerata una regione vocata ai vini bianchi, in realtà la tradizione vitivinicola locale ha sempre privilegiato la produzione dei rossi.
Ci sarebbe poi un’ultima etichetta, la decima, perché nelle migliori annate viene prodotto anche un passito da un blend di moscato, gewürztraminer e sauvignon, con appassimento in fruttaia.
Alle bottiglie di vino si aggiungono le grappe di petite arvine e una ottenuta da un blend di vinacce (affinata in botti di melo, pero, ciliegio e frassino), un amaro alle erbe, il Vin du Paradis, vino aromatizzato che prende ispirazione dal barolo chinato, a cui vengono aggiunte erbe di montagna. Ma anche prodotti di cosmesi ottenuti dagli scarti, di qualità, delle lavorazioni dell’uva.
Viticoltura eroica e identità territoriale in Valle d’Aosta
Conoscere La Source e, soprattutto, parlare con Stefano, significa capire cosa voglia dire viticoltura eroica. Viticoltura di cui proprio lo stesso Celi è stato il promotore in passato, avendo avuto l’occasione di essere presidente del Cervim, il Centro di Ricerca, Studi e Valorizzazione per la viticoltura montana. Fatica, lavoro manuale, vigneti terrazzati, altitudini e terreni che si raggiungono solo con un fuoristrada, e dove la vite e il vino in passato erano visti solo come una piccola parte dei prodotti che servivano alla sopravvivenza. Come nella zona di Saint Pierre, dove storicamente i filari sono molto larghi, perché una volta ci si coltivava insieme anche il grano, in allevamenti a pergola, laddove la parte superiore dedicata alle uve, e quella inferiore alle patate.
Oggi Stefano continua nel suo lavoro di vignaiolo, rispettoso delle tradizioni, del territorio, e dei vini, fedeli alle loro caratteristiche originarie, ma consapevole che negli anni il loro apprezzamento vada di pari passo alla loro qualità sempre più elevata, grazie (anche) a lui.









