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Si chiama Gamay ma non è francese

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Tempo di Lettura: 6 minuti

Il simbolo del Trasimeno: Gamay Perugino 

Può un vino con un nome “sbagliato” diventare simbolo di un territorio? È un po’ come quello che succede con i nomi delle persone. Quante volte, soprattutto nel passato, si andava a registrare il figlio, la figlia, si dava il nome da mettere nei documenti, l’impiegato comunale capiva male, e da quel giorno in poi sui documenti i nuovi arrivati vivevano con un nome “sbagliato”. Questo è successo in Umbria, nella zona del Lago Trasimeno, più esattamente nella provincia di Perugia. Molto probabilmente avete già sentito parlare di Gamay, si, quando nel pieno dell’autunno, nelle enoteche, o nei grandi supermercati della vostra città, si iniziano a vedere i cartelli “È arrivato il tempo del Beaujolais nouveau”. Si, perché il Gamay è famoso per essere il vitigno con cui si fa il Beaujolais, il vino rosso prodotto nell’omonima provincia francese a nord di Lione, diventato famoso per essere venduto il terzo giovedì di novembre, e festeggiato con amici nei bistrot, in casa, o per strada. Un po’ come il vino Novello nostrano.

Dimenticatevi tutto questo

Il Gamay di cui parleremo da adesso in poi è una cosa totalmente diversa. Allora perché si chiama nello stesso modo? Come sempre storia e leggenda si intrecciano, creando racconti che si tramandano di generazione in generazione, e che poi rimangono per sempre. Siamo in una zona dell’Italia centrale abitata fin da epoche lontane nel ricordo, e coltivate a vite già dagli etruschi. Il Lago Trasimeno è il più esteso in questa zona della penisola, e il quarto in generale in Italia, ricordato sui libri di storia per la celebre vittoria nel 217 a. C. dei Cartaginesi di Annibale ai danni dei Romani. Territorio di origine tettonica e alluvionale, incorniciato da dolci colline, con una ridotta superficie pianeggiante, che favorisce l’esposizione della vite ai raggi del sole, e soprattutto con le influenze lacustri, che creano una buona diversità di microclima, caratteristiche che hanno fatto si che prendesse vita un terroir particolarmente vocato alla coltivazione della vite e dell’olivo. E dove lo stesso Lago fa da mitigatore delle piante e dei frutti coltivati, quasi a proteggerli.

Il Gamay Perugino o del Trasimeno

Vitigno a bacca nera diffuso in Umbria già dal 1400 d.C., coltivato nella regione del Lago omonimo, non ha nulla a che vedere con il Gamay francese. Quello del Beaujolais, ricordate?! Al contrario fa parte di un’altra famiglia, di cui è geneticamente identico, quella della Grenache francese, detta anche Garnacha in Spagna, lo stesso vitigno da cui derivano il Cannonau sardo, la Granaccia ligure, il Tai rosso dei Colli Berici, in provincia di Vicenza, e che oggi troviamo diffuso anche in California come in Sudafrica, in Cile come in Australia.

La sua storia è radicata nella tradizione vinicola umbra, e si racconta, come sempre tra storia e leggenda, che in questa zona sia arrivato e coltivato grazie alla “spagnola” Eleonora Alarcòn y Mendozza, diventata moglie di Fulvio della Corgna, e grande appassionata del vino derivante da questo vitigno. La credenza popolare fa risalire l’introduzione del Gamay proprio al matrimonio fra il duca di Castiglione del Lago Fulvio Della Corgna, ed Eleonora, figlia di Isabella de Mendozza e di Ferdinando Pietro, marchese di Rende, e istruita alla corte del viceré di Napoli Juan Alonso Pimentel de Herrera. La novella sposa avrebbe portato in dote alcune viti direttamente dal suo paese natale al Duca Fulvio come simbolo di buon auspicio.

Negli anni si è adattato alle condizioni climatiche e del suolo uniche del Lago Trasimeno, sviluppando caratteristiche distintive che lo differenziano dagli altri vitigni Grenache coltivati altrove. Ma perché si finì con il legarlo al Gamay del Beaujolais? Molto probabilmente è legato al fatto che, fin dal suo arrivo in quest’area, venne coltivato con la tecnica ad alberello, di origine francese, anziché con quella a “vite maritata”, molto più comune in quest’area. Ad oggi l’errore continua a persistere, e molto spesso, per selezioni particolari, il Gamay Perugino viene descritto in modo errato. 

Caratteri generali 

Un vitigno con una buona resistenza alla siccità e una capacità di adattarsi a vari tipi di suolo, dalle colline sabbiose alle aree più argillose intorno al lago. Matura relativamente tardi, il che permette di ottenere uve con un’alta concentrazione di zuccheri e polifenoli, essenziali per la produzione di vini robusti e strutturati. Dal punto di vista organolettico è caratterizzato da un colore rosso rubino luminoso, di media trasparenza e con sfumature che possono andare dal granato al violaceo fino al blu. Al naso si percepiscono aromi complessi, intensi e fruttati, che spaziano da profumi di frutti a bacca rossa come lampone, amarena e mirtilli fino alle spezie, come il cacao, mentre all’assaggio sono vini normalmente corposi, con un morbido tannino e una buona acidità che ne favorisce la longevità. Il terroir, per le sue stesse caratteristiche, il clima temperato e le influenze del lago, conferiscono un equilibrio e una freschezza particolari.

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Le differenze con il suo omonimo francese

Sono significative, non solo per l’origine genetica ma anche per le caratteristiche organolettiche. Il vitigno d’oltralpe è famoso per i suoi vini leggeri e fruttati, spesso consumati giovani (anche se è una tendenza che negli ultimi anni si sta modificando), mentre quello locale, come visto prima, tende a produrre vini più strutturati e complessi, adatti anche all’invecchiamento. Inoltre, la sua vinificazione può includere tecniche come la macerazione carbonica, comune al Beaujolais, ma a cui spesso si preferiscono fermentazioni tradizionali per esaltare la complessità aromatica e tannica del vitigno.Attualmente si tratta di una produzione piuttosto limitata, con una superficie coltivata di 30 ettari, e una produzione di circa 45 mila bottiglie, ma si prevede un deciso incremento nei prossimi anni.

La Denominazione Trasimeno Doc

Nel 1972 nasce la denominazione Trasimeno Doc, con l’approvazione del relativo disciplinare, in un territorio di produzione che comprende per intero i comuni di Castiglione del Lago, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno e Tuoro sul Trasimeno e parte dei comuni di Città della Pieve, Corciano, Perugia e Piegaro, e in cui storicamente i vitigni coltivati sono il Trasimeno Gamay e Sangiovese per i rossi, e il Grechetto per i bianchi. Con l’obiettivo di valorizzare le produzioni a denominazione d’origine controllata, nel gennaio 1997 nasce il Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno, che ad oggi riunisce sedici aziende, per consentire ai soci di lavorare in sinergia per aumentare e migliorare la produzione. 

In principio il simbolo era la stampa di un particolare di una tela del Perugino, che richiamava uno scorcio del lago, con il suo affascinante paesaggio. Poi, nel 2017, il Consorzio si è rinnovato, diventando Trasimeno Consorzio Tutela Vini, e modificando anche la propria immagine, con un nuovo logo che rappresenta il cuore blu del Trasimeno, circondato dalle verdi colline umbre.

Le produzioni rivendicate a Doc, soprattutto negli ultimi anni, si sono concentrate sui principali vitigni locali, e nel contempo una contrazione progressiva degli internazionali presenti nel territorio dal secondo dopoguerra, Merlot e Cabernet in primis. Oggi il Consorzio vive un’ulteriore fase di perfezionamento, che punta a consolidare la coltivazione dei vitigni “regionali”, e soprattutto allo sviluppo e produzione di vini a base Trasimeno Gamay, declinato in rosso e rosato, mirando anche alla revisione del disciplinare della denominazione.

Corciano Castello di Vino

A facilitare il compito negli anni sono nate sempre più manifestazioni ad hoc, in cui si svolgono incontri, convegni con le autorità locali, produttori e stampa, e dove vi è la possibilità di degustare le varie etichette. Tra le altre Corciano Castello di Vino, giunta alla sua dodicesima edizione, che si è svolta nell’omonimo borgo da venerdì 4 a domenica 6 ottobre, e che punta ad esaltare ogni anno le tradizioni vinicole locali e contribuisce al recupero e al restauro delle opere artistiche del piccolo comune. Patrocinata dallo stesso Consorzio Tutela Vini Doc Colli del Trasimeno, oltre ai vari meeting, ha offerto l’opportunità di degustare le nuove annate dei vini del territorio, in particolare quelli a base di Trasimeno Gamay.

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Tra i presenti: Lorenzo Pierotti sindaco di Corciano, Bruno Nucci, presidente dell’Associazione Corciano Castello di Vino e Emanuele Bizzi, presidente Consorzio Tutela Vini Doc Colli del Trasimeno.

Un territorio che l’anno scorso, nella sessione Best Travel 2023, è stato inserito tra le 30 mete da visitare, unica meta italiana. E non tanto per le bellezze religiose o architettoniche, ma per i sentieri enogastronomici. Questo ci parla di una tendenza molto chiara nel mondo, che cerca e sceglie questo tipo di bellezze, e il Trasimeno deve farne parte.

“E a questo obiettivo – come detto dall’assessore Morroni – il vino contribuisce in modo particolare, perché forse non c’è prodotto della nostra terra più efficace del vino, quale strumento per raccontare il territorio, per raccontare le diversità del territorio, per raccontare la cultura del territorio. Anche perché ogni vino riflette questa unicità, e credo che il lavoro, lo sforzo fatto in quattro anni dai nostri produttori, ci permetta oggi di dire che il vino in Umbria è un vino di eccellenza, è un vino di grande qualità. Dal nostro canto abbiamo cercato di accompagnare, di sostenere il gruppo in diversi modi, attraverso diverse strategie di finanziamento.”

Certamente se non si conoscesse la vera storia del Gamay del Trasimeno, si rimarrebbe sorpresi di trovare nel calice sentori che a molti farebbero esclamare “Non sapevo che anche in Umbria si facesse il Cannonau!”.

E proprio questo deve essere l’obiettivo futuro del Consorzio. Aiutare a dare sempre più riconoscibilità al vitigno, dandogli una sua identità ben definita, e facendolo soprattutto nell’ambito del territorio di appartenenza. Un territorio che coniuga natura, tradizioni, arte, e cultura enogastronomica. E tutto nato per un nome sbagliato.

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