conti degli azzoni

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Indecifrabile armonia

È difficile parlare dell’armonia. Fa parte di quelle cose che è impossibile tradurre in linguaggio o in un senso compiuto che sia inquadrabile, scorrevole, fin addirittura spiegabile. L’armonia di una musica, l’armonia di un vino, l’armonia della natura: concetti fin troppo spesso deformati dalla scomposizione o dal plagio ideale con cui si decide di vestirli. Poiché se la reale armonia della natura a volte risulta scioccante e dissonante dalla fiabesca aspettativa, è allo stesso modo vero che la meravigliosa e sconvolgente mescolanza di note musicali può turbare l’animo umano fino a commuoverlo, fino a dialogarci in una lingua incomprensibile. Ed è proprio questo – forse più assimilabile all’energia che alla dialettica – che crea la potenza di cose come la natura e come la musica, come gli sguardi, come le immagini, come i profumi. Come il vino.

Imbattersi nella complessità di un calice è una delle cose che più si ricercano in un vino. Ma è tuttavia quando la complessità porta a perdersi, a spogliarsi della pretesa di scomporlo nelle note olfattive, a deporre quella forma di controllo e di orientamento tipica di chi crede che scindere sia conoscere, che un vino raggiunge il suo obiettivo più elevato. È quando non si sa cosa dire, è quando mancano le parole. È quando non si è più capaci di razionalizzare qualcosa, pur essendo attratti da essa, che ci si lascia finalmente coinvolgere. Ed è solo allora che si può assaporare l’armonia, fino ad emozionarsi.

Una piccola verticale di Passatempo ha saputo mettere in scena esattamente questo. La declinazione del Montepulciano di Conti degli Azzoni ha messo a tacere la saccenteria dell’analisi, invitando a lasciarsi andare a questo pantone di vita dipinta a tonalità vive, riconoscibili nella loro diversità così come nella loro somiglianza ma rimanendo sempre e comunque armoniche, coese, sinfoniche. Le colline di Montefano, in provincia di Macerata, hanno saputo dare i natali a uve di Montepulciano in piena forma. Potenza ed eleganza – binomio che caratterizza il Montepulciano d’Abruzzo – qui hanno saputo fondersi alla perfezione, creando dei vini coerenti nel susseguirsi delle annate ma sensibilmente differenti ad ogni vendemmia. Sono vini che colpiscono perché vincono sulla dialettica e soprattutto sono vini che coinvolgono, come se volessero conquistarci a tutti i costi.

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Rosso Marche IGT “Passatempo” 2017 – Campione da Barrique

La prima esperienza con fermentazione indigena ci restituisce un vino schietto, giovanissimo eppure già capace di accennare ad un’eleganza promettente. Si agita nell’espressione del frutto e porta con sé la traccia speziata del legno che lo sta accogliendo fra le sue braccia morbide. La bocca è pungente, disidratante, carica della freschezza giovanile e della tannicità possente.

Rosso Marche IGT “Passatempo” 2015

Il frutto si mostra nella veste della confettura e la coesione del naso assume delle tinte solari, calde, esuberanti. Esplode il frutto, qui. Si espande in un sorriso, lasciando trasparire una nota finissima che ha a che fare con l’eleganza floreale e che si mostrerà essere ricorrente in tutti i calici, aumentando di intensità con il passare degli anni: è quel dettaglio, quella fattezza inconfondibile che contribuisce a creare la personalità e a renderla riconoscibile. La bocca è succosa e sostenuta da un sorso scultoreo, cesellato in un bell’equilibrio.

Rosso Marche IGT “Passatempo” 2013

Esplicita ancora di più l’eleganza. Si intravedono delle tracce di fragola in confettura, liquirizia dolce, una punta smaltata, ma tutto in una compostezza che rende difficile la scissione e invita ad abbandonarsi al piacere del profumo. La bocca è precisa, dotata di quella finissima tensione acida che sprona il sorso.

Rosso Marche IGT “Passatempo” 2011

Naso di cui è arduo parlare. Ricorre insistentemente quella penetrante nota di eleganza floreale, che è ora nuda nel calice. Appare balsamico, con tracce di muschio e menta, ma anche speziato, scuro di terra e di cuoio, poi sorprendentemente fruttato: è un naso indecifrabile che danza sulle punte, e lo fa così appassionatamente che è difficile focalizzarsi sui passi. Ci si lascia coinvolgere nella danza e lo si guarda, in silenzio. La bocca è ancora vibrante, con un’irrequieta freschezza e un tanto incisivo quanto suadente tannino.

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