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Vini di forte identità territoriale in aderenza ad un preciso progetto imprenditoriale naturalistico
Quando ci si riferisce al Piemonte vinicolo, i primi territori e terroir che vengono in mente sono quelli delle Langhe, grazie all’alta qualità dei vini ivi prodotti e alla indubbia bellezza dei luoghi, che hanno eletto le Langhe a meta privilegiata dell’ enoturismo nazionale ed internazionale. Vi assicuriamo che la struggente bellezza del paesaggio è una dote anche delle colline dell’Alta Langa Astigiana, che meritano il viaggio, e tra queste colline, incastonata in un anfiteatro naturale a più di 500 metri sul livello del mare, troviamo Loazzolo, piccolo comune sede della Doc più piccola d’Italia.
Loazzolo, la cantina Isabella della Croce
A Loazzolo, a pochi passi da un crinale che separa la Valle Bormida dalla Valle Belbo, sorge la tenuta vitivinicola della famiglia Isolabella della Croce: 15 ettari vitati immersi nei boschi, abbarbicati su pendii che in alcuni punti superano anche l’80% di pendenza, rivolti a sud verso il fiume Bormida e ben esposti all’azione del sole e delle brezze marine che dalla Liguria superano le alture che la separano da quel pezzo di Piemonte, asciugando e rinfrescando le uve.
Il territorio dove sorgono la Tenuta di Isolabella della Croce e i suoi vigneti è caratterizzato da un equilibrio ambientale e climatico molto particolare, che sfiora l’unicità, di sicuro ad alta vocazione per la coltivazione della vite, tanto da spingere l’avvocato Lodovico Isolabella della Croce, noto penalista milanese, ad acquistare questi terreni nel 2001 e, dopo una lunga carriera nel mondo legale, a dedicarsi per passione alla produzione di vini, coltivando Pinot Nero, Chardonnay, Sauvignon, Barbera, Moscato e, ultimo arrivato, il Riesling.
Non è la prima volta che la storia della famiglia Isolabella incrocia la vite e i prodotti che da essa si ottengono. Da sempre la famiglia Isolabella della Croce mostra spirito di passione e intraprendenza imprenditoriale, lo stesso che già nel 1870 spinse gli antenati ad affacciarsi al mondo della produzione dei liquori e che ancora oggi ben si riflette nello stemma della famiglia che vede il simbolo di una nave vichinga che naviga in mare aperto, pronta a scoprire nuove terre e vivere stimolanti avventure.
Siamo consapevoli di avere in dote un patrimonio naturale unico, che appartiene prima di tutto a se stesso oltre che a chi ne sa riconoscere il valore” spiega Luigi Isolabella, figlio di Lodovico e come lui avvocato penalista, che insieme al papà guida l’Azienda in questo lembo di Piemonte, aggiungendo:“non potremo decodificare tutti i segreti di questo terroir così particolare, ma impegneremo le nostre forze per proteggerlo e perpetuarlo, e saremo sempre grati ad ogni vendemmia che saprà raccontarci una storia di umana dedizione e di fruttuosa alleanza con la natura.

Progetto “Terra Protetta”
La prova che Lodovico e Luigi Isolabella della Croce amano il territorio della loro Tenuta e di Loazzolo la troviamo nel progetto “Terra Protetta” che prevede la coltivazione della vite e degli altri prodotti volta a rispettare l’ambiente: nessun utilizzo di prodotti chimici e allo stesso tempo l’impegno alla valorizzazione dei terreni con pendenza superiore al 50% che, proprio per la conformità fisica che li caratterizza, richiedono una lavorazione esclusivamente basata sulla forza delle braccia. Una fatica ben ripagata dai risultati del mercato, che in pochi anni ha visto la produzione arrivare a quota 90.000 bottiglie, di cui il 60-70% prende la via dei paesi esteri quali Nigeria, Usa, Cina, Inghilterra, Svizzera, Germania, Olanda, Belgio e Svezia.
A breve una nuova inaugurazione
Lo spirito imprenditoriale si spinge anche all’accoglienza alberghiera, poiché sono in fase finale di sistemazione e prossimi all’inaugurazione, appartamenti e camere che accoglieranno il turista che troverà una natura a tratti ancora selvaggia, che si difende bene dai cambiamenti climatici. Chi ama le avventure imprenditoriali e non teme di prendere vie diverse dai molti, spesso ama anche l’innovazione tecnologica, e Isolabella della Croce non fa eccezione.
Sistema Vinooxygen
In cantina si utilizza il sistema Vinooxygen, ideato e brevettato dai fratelli Elegir (Andrea enologo e direttore della Tenuta e Luca ingegnere meccanico) per vinificare senza i necessari travasi e filtrazioni, forieri di picchi incontrollati di ossigenazione, che possono causare perdite qualitative dell’aromaticità. Vinooxygen elimina i travasi e le sfecciature si effettuano direttamente con il vinificatore Vinooxygen, imbottigliando senza mai spostare il vino. Le sperimentazioni fatte in cantina parlano di un vino più ricco di colore, con bouquet olfattivo più ricco (+ 30% in aromi). Nel caso dei vini bianchi si può utilizzare meno anidride solforosa, garanzia di maggiore longevità.

I Vini
Lo Chardonnay
Quando illustra il progetto dello Chardonnay, Luigi Isolabella della Croce è molto deciso: l’obiettivo è di realizzare uno Chardonnay figlio del terroir dove nasce, perché le colline, il microclima e l’altitudine di Loazzolo parlano di un vino fresco, fine, elegante più che di un prodotto con i muscoli e di struttura. In conseguenza si parte da uve dall’acidità spesso vibrante; il mosto viene sottoposto a batonnage a cadenza almeno settimanale, per rendere rotondo e complesso il prodotto finale.
La prima fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata, per preservare le caratteristiche aromatiche; trascorsi i due terzi del periodo fermentativo, il vino viene messo in barrique di media tostatura, lavate a vapore, ove al legno, Allier e Troncais, 30% dei quali nuovi, essiccato per un minimo di 36 mesi dalla Tonnellerie Gamba, è assegnato il compito di eliminare dal vino i tannini più vegetali. Affinamento con bâtonnage fino all’inizio di maggio. Il consiglio di Luigi Isolabella e di Andrea Elegir è di attendere un anno o due dall’imbottigliamento per poter godere lo Chardonnay Solum in piena forma.

Piemonte Chardonnay Solum 2022
Il millesimo 2022 deriva da una stagione calda, che ha portato concentrazione nelle uve. Però non siamo in contraddizione con l’obiettivo della freschezza e della finezza perché l’alcol non supera i 13,5%. Paglierino con riflessi verdolini. Il bouquet olfattivo racconta di tanti fiori, di genziana, di erbe di montagna, di una pesca polposa e di soffi vanigliati. Il sorso è ampio, di corpo, richiama i ricordi fruttati ed erbacei trovati all’olfazione. Fresco ed equilibrato, tanto da invitare al secondo bicchiere.
Piemonte Chardonnay Solum 2020
Anche il millesimo 2020 deriva da un’annata calda e asciutta. Paglierino carico e brillante. Il naso rimanda alle tostature, alla nocciola e alla vaniglia. Molto presenti anche le erbe aromatiche e le note fruttate di pera e susina. Il sorso è elegante, fine, di media struttura con ricordi di erbe aromatiche. Finale persistente. Un millesimo in stile Borgogna.
Piemonte Chardonnay Solum 2018
Proviene da un’annata con tanta pioggia alternata a picchi di calore inteso. Paglierino con nuance dorate brillante. Il bouquet olfattivo è molto fine: mela renetta e golden, fiori d’acacia, biancospino, pera e susina gialla. Poi arrivano i sentori minerali e balsamici. Il sorso è molto fresco, di media struttura, in equilibrio tra l’acidità e la spiccata sapidità. Finale che si allunga sulle note sapide.
Piemonte Chardonnay Solum 2014
Il millesimo 2014 è spesso sottostimato perché l’annata fu fredda, con fasi piovose. A Loazzolo la vendemmia fu fatta in periodo soleggiato. I vini bianchi del 2014 spesso e nonostante la difficile annata, sono di assoluto rilievo, e questo Solum appartiene alla categoria dei bianchi di razza. Giallo ormai dorato, legno molto ben integrato, naso molto elegante e complesso di artemisia secca, pesca e susina gialla in marmellata. Ricorda anche il baccello di vaniglia. Soffi speziati e di zafferano. Anche il sorso è molto elegante, rotondo e morbido, in equilibrio e armonia tra acidità, sapidità e mineralità. Finale molto lungo.
Piemonte Chardonnay Solum 2013
Altra annata fresca, che esalta lo Chardonnay Solum, che risulta fine ed equilibrato e di ottima beva. Giallo dorato luminoso. Bouquet di pout pourri di fiori secchi, fieno secco, di baccello di vaniglia, balsamico di salvia e timo, minerale di roccia assolata. Il sorso si collega perfettamente al profilo olfattivo, è pieno, fine, elegante, in grande equilibrio e armonia. Lo Chardonnay Solum, a più di undici anni dalla vendemmia, conferma le ottime attitudini alla longevità e all’eleganza del prodotto della Tenuta Isolabella della Croce.
Il Pinot Nero
Il progetto di Isolabella della Croce per il Pinot Nero ha l’obiettivo di portare a maturazione questo nobile vitigno il più lentamente e il più tardi possibile al fine di vendemmiare quando i polifenoli, l’acidità, gli zuccheri e le componenti aromatiche sono al loro meglio. Il Bricco del Falco è il Pinot Nero storico della Tenuta, frutto dell’assemblaggio di uve che arrivano da più vigne.

La Vigna Vecchia, quella storica, è esposta ad ovest, fu impiantata nel 2003, e dona uve che conferiscono struttura al vino. Qualche anno più tardi fu impiantato il vigneto La Vela, per il quale si utilizza il clone borgognone tres fin. Il nome del clone suggerisce che apporta ai vini eleganza, persistenza, componenti aromatiche fruttate e speziate, grazie alla produttività molto bassa, che ai 500 m slm di Loazzolo diminuisce ancora. La terza vigna, il Mongardino, è esposta a est, utilizza sia i cloni storicamente presenti in azienda sia il tres fin borgognone. L’esposizione più fresca porta ad una maturazione leggermente ritardata rispetto alle altre due vigne, che fa vendemmiare uve meno strutturate ma più fruttate. Per tutti e tre i vigneti la densità d’impianto è altissima, per ottenere acini più piccoli ma con un rapporto ottimale tra buccia e polpa.
Le vendemmie avvengono in tempi diversi ciascuna; ciascuna vigna è vinificata ad una temperatura di fermentazione personalizzata dopo un periodo di macerazione sulle bucce altrettanto personalizzato, tra i 7 e i 15 giorni. Anche l’affinamento è differenziato: da circa sette anni le uve della vigna storica sono affinate con ila sistema Vinooxygen; le uve del vigneto La Vela affinano in barrique e tonneaux di secondo passaggio per esaltare la spezia; mentre quelle del vigneto Mongardino in legno da 15 hl per mantenere ed esaltare il frutto. L’assemblaggio finale conferisce in via sinergica al Bricco del Falco le caratteristiche di ciascun vigneto.
Pinot Nero Bricco del Falco 2020
Colore rosso rubino luminoso. Il naso regala sentori di lamponi, ribes, ciliegie, fragoline di bosco e mirtilli (non a caso è l’unico campione che ha trascorso 12 mesi in Vinooxygen che tende a preservare il fruttato). Poi arrivano la violetta, il pepe bianco e la cannella. Il sorso è appagante, fresco sul palato, con tannini levigati e un lungo finale che richiama il pepe bianco.
Pinot Nero Bricco del Falco 2016
Granato limpido. Bouquet olfattivo che rimanda alla ciliegia in marmellata, alla caramellina Leone al lampone, alle gommosa di prugna, alla frutta rossa in genere ma lavorata. Il frutto è accompagnato dalle erbe aromatiche secche, dal pepe nero, dalla liquirizia e dal tabacco. Il gusto è fresco, sapido; l’alcol dona morbidezza. Il palato presenta gradevoli tannini e lunga persistenza speziata. Grande vino.
Pinot Nero Bricco del Falco 2015
Granato luminoso. Nitido e intrigante bouquet olfattivo che parte con la composta di ciliegia e il melograno, accompagnati dal pepe nero, chiodi di garofano, liquirizia, cioccolato e vaniglia. L’impatto al palato è caldo, in equilibrio tra sapidità e il tannino ben presente ma levigato. Finale che si allunga sul fruttato e sulle spezie. Altro grande vino.
Pinot Nero Bricco del Falco 2013
Granato limpido. Il millesimo proviene da un’annata fresca che marca sia lo spettro aromatico sia il sorso. Il fruttato di ciliegia, lampone e fragola è ancora in evoluzione, più delineato lo sfondo speziato di pepe bianco e cannella come il floreale di violetta appassita. Sorso ampio e tannino levigato. Discreta sapidità ed elegante acidità. L’ alcol dona rotondità e morbidezza
Pinot Nero Bricco del Falco 2011
Granato con qualche vena color mattone. Naso che parte sussurrando per in seguito aprire un ampio bouquet olfattivo: frutta rossa sia in composta sia sotto spirito, seguita dalle erbe mediterranee secche, dai fiori secchi, dal pepe nero, dalla liquirizia, dal cacao e da una bella nota balsamica. L’impatto gustativo è ampio, morbido, equilibrato, con tannini garbati e freschezza ancora presente. Finale lungo che richiama le spezie. Una bottiglia che termina in fretta.








