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Leonardo Bussoletti 

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Tempo di Lettura: 4 minuti

Umbro innamorato della sua regione, dei suoi vini e del Ciliegiolo di Narni 

Leonardo Bussoletti ha iniziato, supportato da un agronomo amico, la sua avventura di vignaiolo nel 2008. Nelle prossime righe scoprirete la determinazione e la visione che gli hanno permesso di farsi conoscere in solo 10 anni, avendo anche la visione di ascoltare un amico enologo per cercare di migliorare ancora le sue etichette. 

Leonardo Bussoletti, produttore visionario 

Incontriamo Bussoletti, visionario produttore dell’Umbria più selvaggia e meno conosciuta, tra i borghi e le colline di Narni e San Gemini. Lì la natura presenta tratti di straordinaria bellezza ancora incontaminati, dove i paesaggi che si presentano alla vista con scorci a volte aspri, raccontano di un territorio unico. La sua area coltivata abbraccia 9 ettari, dislocati tra Narni, San Gemini, Penna in Teverina e Alviano, in provincia di Terni, dove si produce l’IGT Narni. I suoli diversificati, dove si trovano le vigne, conferiscono a ogni etichetta prodotta grande personalità.

La sua avventura di viticoltore e vignaiolo è nata 25 anni fa, partendo da visite a luoghi noti dove si producono vini celebri, cercando di carpire i segreti ben celati che vi si nascondono. Nella costruzione della sua cantina a San Gemini, finita nel mese di ottobre 2018, si è ispirato a quella di Tenuta Bellafonte di Peter Heilbron a Bevagna, sempre in Umbria. Poi con l’aiuto dell’amico agronomo Federico Curtaz ha iniziato, nel 2008, la sua avventura come vignaiolo e dopo soli dieci anni i suoi vini sono reputati tra i più rappresentativi di quella zona dell’Umbria. 

In seguito con l’arrivo di Francesco Bordini come “spalla” Leonardo ha percorso ancor più in profondità la strada del biologico interpretando il Ciliegiolo in più modi, senza tralasciare il Grechetto e il Trebbiano Spoletino, classificato Igt in quanto fuori zona rispetto a Spoleto e Montefalco dove la varietà sta vivendo un rinascimento. Tutte le sue etichette riportano il simbolo del biologico certificato Suolo e Salute.

“Ritengo che il Ciliegiolo – esordisce Leonardo – sia espressione di questa zona dell’Umbria dalla grande tradizione vitivinicola, dato che se ne parla in diversi libri di storia, con il vino e l’olio che venivano portati agli antichi porti di Roma”. 

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Leonardo Bussoletti, in vigna con Ràmici – credit photo, Federico Calvani

Proseguendo poi: 

“Una passione quella mia per il Ciliegiolo, nata circa 15 anni fa. Io sono umbro della parte sud della regione, dato che vivo a Narni. Ho sempre desiderato fare qualcosa per questa regione e per questa varietà che mi riconduce alla mia famiglia, dove veniva servito a tavola, con i miei nonni che usavano berlo durante i pasti qui da noi. Nel 2004 ho avviato un progetto, chiamato Grandi uve dell’Umbria, insieme all’Università di Milano, sviluppato anche sul Ciliegiolo, per capire quali erano i biotipi, i cloni. Così sono stati selezionati circa 30 biotipi, poi tramite micro-vinificazioni ne è stato selezionato uno che poi io ho riprodotto nella mia cantina. Questo progetto, nato da zero, è nato dalla mia idea che il Ciliegiolo è un vitigno moderno, che si fa bere. Ottengo le uve in particolare da tre tipi di terreno: dalle argille bianche, con calcare, ai suoli sassosi, alla sabbia. La provenienza da questi tre tipologie di terreni mi permette sia con il Ciliegiolo che con i bianchi dal Grechetto al Trebbiano Spoletino, di mettere in bottiglia quello che è il mio pensiero soprattutto del Ciliegiolo. È acclarato che, da qualche decennio, a seconda delle zone, questo vitigno viene prodotto in purezza prima in Maremma Toscana, poi in altre regioni tra cui questa zona dell’Umbria. Questo per realizzarne dei vini che si possano confrontare con altre produzioni sul mercato”.

Leonardo cita poi alcuni passaggi di Soderini che nel 1590 citava un “Ciregiuolo dolce”: “…vitigno con grappoli lunghi e radi, il granello grasso più peloso che ogni altra sorte di uve che siano, il sapore suo è dolce e odorifero e così rende il vino”.

Nella sua gamma di Ciliegiolo di Narni vinificato in rosso, dato che realizza anche una versione rosata, troviamo Asla, che possiamo definire della tipologia classica, oltre a Brecciaro cru da vigne da 10 a 15 anni, Ramici cru da vigne di 45 anni che vi presentiamo di seguito, oltre al suo super cru Grifo di Narnia, dove nell’etichetta Leonardo ha scelto una versione artistica del suo stemma.

Ràmici Ciliegiolo Narni Igt 2022

Ciliegiolo 100% 

Ottenuto da una viticoltura biologica certificata, ad Alviano in Località Ramici (infatti il nome di questa etichetta deriva dal toponimo del vigneto), da vigne di 45 anni, a doppio cordone speronato, con una resa tra i 300 e i 400 grammi per pianta.  Lì i suoli sono sabbiosi, a 190 metri di altitudine e a 150 metri dalle sponde del Tevere. Le uve sono vendemmiate manualmente in cassette da 20 kg. La fermentazione è spontanea e dura circa 6-10 giorni. Dopo la svinatura il Ràmici affina in tonneau da 500 litri per circa 12 mesi, poi viene travasato in botti di rovere francese da 25 ettolitri per altri 12 mesi. Dopo l’imbottigliamento il vino rimane a riposare nelle cantine per altri 8/12 mesi. 

Esordisce con un colore rubino delicato, poi apre al naso con sentori di frutta piccola rossa tra cui amarena, da spezie scure, un tocco floreale, seguiti da sensazioni di sottobosco tra cui radici, per chiudere poi balsamico. Al palato è un vino di grande struttura, con tannini morbidi e vellutati, freschezza a equilibrare, eleganza e complessità, per poi avere nel lungo finale sensazioni di spezie, di fiori appassiti e balsamicità.

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Ràmici Ciliegiolo Narni Igt 2022

credits photo: Leonardo Bussoletti,Federico Calvani

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