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Grignolino, cosa troveremo nei calici
Uno dei vitigni storici piemontesi, i cui primi cenni documentali risalgono addirittura al XIII secolo, Il grignolino. Localizzato in una piccola zona tra i Colli Astigiani ed Alessandrini (Monferrato Casalese), la probabile origine del nome deriva dal termine dialettale astigiano “grignòle“, ossia vinaccioli, particolarmente abbondanti suoi acini. La sua presenza la possiamo ritrovare anche in alcune zone della provincia di Cuneo e nell’Oltrepò Pavese, dove è conosciuto anche come Barbesino. Considerata nel passato una varietà inferiore rispetto alle uve nere più pregiate del Piemonte, come il nebbiolo, di cui studi sul dna ne hanno dimostrato la parentela, non è certamente tra i vitigni più semplici da coltivare. Il suo rosso rubino tipico, i suoi sentori di ribes, pesca, agrumi, pepe, cannella e noce moscata, con la buona acidità e sapidità, e la piacevole nota tannica che sfuma in una amaricante finale, ne fanno caratteristiche tipiche e precise, che si possono ritrovare sempre nella beva.
Da sempre la sua versione tipica è quella in acciaio, ma negli ultimi anni il disciplinare ne ha previsto anche una con affinamento in legno, che gli darà sentori più particolari, e la possibilità di invecchiamenti fino ad oggi nascosti.
Anteprima Grignolino & Co.
A occuparsi della promozione e valorizzazione dei vini del territorio del Monferrato Casalese, il Consorzio costituito nel 2016, che oggi riunisce 90 associati, e che tutela 4 denominazioni: Grignolino del Monferrato Casalese Doc, Barbera del Monferrato Superiore Docg, Rubino di Cantavenna Doc e Gabiano Doc.
Per portare avanti questo obiettivo tanti gli incontri, eventi e degustazioni organizzati dal Consorzio. Tra questi “Anteprima Grignolino & Co.”, giunto alla sua 3^ edizione e svoltosi presso il Castello dei Paleologi di Casale Monferrato, in collaborazione con Go Wine, Ais Casale Monferrato ed Enoteca Regionale del Piemonte, e con il patrocinio della Città di Casale Monferrato.
Una tre giorni dedicata a uno dei vitigni nobili a bacca rossa del Piemonte, e alla presentazione della vendemmia annata 2024. Una stagione particolare, che ha fatto tornare alla memoria le raccolte degli anni ‘90, con piogge e umidità che hanno influito molto sullo sviluppo della vite, con alti rischi di oidio e peronospora, ma con temperature leggermente più alte rispetto a quegli anni.
Annata 2024, quasi un ritorno al passato
Particolarmente interessante la masterclass dedicata agli addetti Ho.re.ca. e ai giornalisti/blogger di settore, che ha visto la partecipazione del Vice Presidente del Consorzio Ermanno Accornero, e la presenza dell’enologo Mario Ronco e del delegato Ais di Casale Monferrato Daniele Guaschino, che hanno guidato la degustazione alla cieca di 10 campioni di vini provenienti da diversi areali del territorio della Denominazione, per scoprire cosa si troverà nei calici dall’annata 2024.
Campioni quasi tutti provenienti dalle botti, affinati solo in acciaio, che hanno offerto una panoramica di 7 diverse zone di produzione del Grignolino Monferrato Casalese: Valcerrina, Serralunga di Crea/Odalengo, Murisengo/Alfiano Natta, Gabiano/Rubino, San Giorgio, Valle Ghenza, Vignale e Valle Grana.
Per concludere 3 assaggi dell’annata 2024 di Barbera del Monferrato Superiore Docg, Rubino di Cantavenna Doc e Gabiano Doc, vini che, al contrario dei precedenti, vedranno nei prossimi mesi un ulteriore affinamento in legno.
La masterclass è stata anche l’occasione per i relatori di sottolineare come negli ultimi anni sia cambiata la percezione riguardo lo storico vitigno piemontese, soprattutto per le ottime possibilità di invecchiamento. Accornero, in particolare, ha rievocato come una volta si parlasse di grignolino “di un vino a scadenza, come uno yogurt”, da bere subito, mentre adesso viene messo sempre più l’accento sull’importanza della sua longevità.
A precedere l’evento riservato agli operatori di settore, due giorni aperti agli appassionati winelover che, ai banchi d’assaggio nella corte del Castello, hanno potuto incontrare e confrontarsi direttamente con i produttori del Consorzio, degustandone le varie etichette. Una bella novità è stata la presenza dei “Vini Ospiti”, vitigni autoctoni di altre regioni italiane, che hanno dato la possibilità di confrontare il grignolino con le loro caratteristiche e peculiarità. Protagonisti di quest’anno sono stati la schiava dell’Alto Adige, e il piedirosso del Sannio e dei Campi Flegrei in Campania.
L’edizione 2025 di “Anteprima Grignolino & Co.” è stata un’occasione per ripassare la storia del vitigno “anarchico e testa balorda”, come lo aveva definito negli anni ’70 Luigi Veronelli, storico giornalista e divulgatore enogastronomico. A dirla tutta forse una definizione un po’ anacronistica, perché si riferiva agli anni in cui il grignolino faceva fatica a maturare, ed era difficile da coltivare. Oggi le condizioni sono diverse, a cominciare dall’aumento delle temperature che aiutano a portare più velocemente a maturazione le piante, rendendo forse un po’ più facile il lavoro ai produttori.








