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Il Soave sarà il bianco del futuro?
Lunedì 9 settembre, presso il Circolo Ufficiali di Verona, si è svolto “Appuntamento Soave”, dove oltre 40 aziende, con la presenza degli stessi produttori, e su una delle terrazze più belle della città, hanno presentato le differenti versioni di uno dei vini bianchi più rappresentativi d’Italia. A curare l’evento il Consorzio di Tutela del Soave in collaborazione con la Strada del Vino Soave, che, oltre ai banchetti di degustazione aperti al pubblico, hanno organizzato diversi appuntamenti di contorno molto interessanti.
Consorzio di Tutela & Strada del vino Soave
Il Consorzio tutela la denominazione del Soave, nei suoi 13 comuni dell’est veronese appartenenti alla doc, con quasi 7000 ettari vitati, e con produzione in media annuale di 40 milioni di bottiglie. Ad oggi i suoi mercati di riferimento sono principalmente Germania, Gran Bretagna e Nord Europa in genere, seguiti da Giappone e Stati Uniti e Canada, ma con un sempre più crescente interesse da parte del mercato domestico.
A collaborare nell’evento la Strada del vino Soave, nata nel 1999, e che conta oggi circa 130 soci tra cantine, Enti, Associazioni e aziende varie. Da sempre il suo obiettivo è dedicato a coordinare i numerosi soci, in un ideale percorso di circa 50 km, e dare la possibilità di visitare cantine, degustare vino, assaggiare piatti tipici e venire a contatto con i turisti.
Prima dell’evento principale, c’è da segnalare la visita per i giornalisti alla meravigliosa Biblioteca Capitolare di Verona. Vera e propria istituzione cittadina, viene considerata la più antica biblioteca al mondo ancora in attività, essendo stata fondata nel lontanissimo 1 agosto 517, grazie alla testimonianza di documenti datati e firmati. Oltre 1200 manoscritti custoditi, che sono sopravvissuti anche a diverse catastrofi, come l’inondazione dell’Adige del 1882, e i bombardamenti durante la II Guerra Mondiale. Un posto che sicuramente merita una visita ogni volta che si passa dalla città scaligera.
L’evento
Come detto in precedenza “Appuntamento Soave” ha dato l’occasione di partecipare ad alcuni incontri paralleli molto interessanti.
“Soave Seven, dalla freschezza alla longevità”, masterclass dedicata agli operatori, e condotta in maniera impeccabile da Filippo Bartolotta, si è sviluppata in un viaggio ideale per raccontare le diverse tipologie di Soave, nelle sue differenze di territorio, e nelle sue evoluzioni delle varie annate, dando un segno tangibile di come questo vino sia dotato di un’ottima predisposizione all’invecchiamento.
A seguire il talk “Identità Soave, tra paesaggio, freschezza e longevità”, moderato da Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, e che ha visto la partecipazione di Andrea Lonardi, Master of Wine, Maurizio Ugliano dell’Università di Verona, Lorenzo Pasquini, Directeur d’Exploitation – Estate Manager at Château d’Yquem, Clelia Maria Puzzo, senior programme specialist della FAO, e Mons. Bruno Fasani, Prefetto della Biblioteca Capitolare di Verona.

Una tavola rotonda per discutere e capire a che punto della sua vita si colloca il Soave, e quali obiettivi si stia dando per il futuro.
Considerazioni trapelate
Nello specifico si può dire che è emerso come questa denominazione possa diventare un sicuro protagonista del mondo enologico a breve termine, e quante e quali opportunità possa cogliere per migliorare il suo appeal e la sua conoscenza tra gli appassionati in Italia e nel resto del mondo.
A cominciare, paradossalmente, dal cambio climatico in atto, come detto dallo stesso Lonardi:
“una varietà rustica come la Garganega, ma anche il Trebbiano di Soave, con uno moderato potenziale alcolico ed una forma di allevamento contemporanea come la pergola, rendono questa denominazione molto più adatta di altre ad affrontare i limiti che la natura sta imponendo a molte aree del nostro paese e non solo.”
La sua stessa perfetta combinazione di terroir e vitigno è in grado di dare una chiara risposta ai nuovi trend del mercato, come sottolineato anche da Maurizio Ugliano. A tutto questo si aggiunga che la zona del Soave si accompagna da sempre al suo territorio e al suo paesaggio, che ormai da secoli sono diventati fonte di sostentamento per migliaia di famiglie.
Piccole e medie aziende che hanno mantenuto i metodi produttivi tradizionali, e hanno trovato il loro vantaggio competitivo nella cooperazione e l’innovazione. Ma il vino è anche cultura, come ribadito da don Bruno Fasani, ed è diventato simbolo di una sorta di fratellanza tra le abitudini e bellezze locali e quello che portano i turisti che vengono in visita. Questa visione dovrà essere sempre di più il focus futuro.
Al termine della manifestazione, Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio del Soave, si è detto molto felice del risultato:
“Siamo molto soddisfatti per l’esito di questa iniziativa, che riporta il Soave nel cuore storico di Verona. Oltre al buon esito di questo evento va registrato in aggiunta un altro elemento dalla forte valenza strategica: siamo di fronte ad una vera e propria iniezione di fiducia da parte della base sociale che ha visto ben 42 aziende presenti. È stata anche un’occasione di riflessione e di crescita per le aziende, poter ascoltare testimonianze di altissimo valore. Il mondo del vino è un mosaico di sfumature, un caleidoscopio di aromi e sapori che riflettono il terroir, il clima e la mano dell’uomo. In questo affascinante universo è stato interessante immaginare una comparazione del Soave con una realtà come Château d’Yquem.”
Siamo curiosi di vedere tra qualche anno se questa linea, e soprattutto gli obiettivi del Consorzio e dei suoi associati, verrà positivamente attesa, facendo diventare il Soave uno dei poli più importanti in Italia e all’estero.








