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Tenute Nicosia e il suo evento Bolle in Vigna
L’evento Bolle in Vigna, tenutosi alla fine di luglio, ci ha portato a visitare Tenuta Nicosia, antica realtà con vigneti a Sud Est sull’Etna, a conoscere le loro espressioni di Metodo Classico prodotte con le varietà tipicamente etnee, a partecipare a una degustazione comparative di quattro loro vini iconici, proposti ognuno in tre annate differenti, oltre a essere presente al loro evento Bolle in Vigna. Dopo un’introduzione su Tenute Nicosia, sui differenti vigneti etnei e la loro diversa altitudine, passiamo all’evento Bolle in vigna, chiudendo con il racconto del nostro viaggio nel tempo con quattro etichette.
L’azienda
Tenute Nicosia è un’antica realtà dell’Etna, cha da cinque generazioni coltiva vigneti a Trecastagni, sul versante sud-orientale del vulcano. L’azienda è stata fondata da Francesco Nicosia nel 1898 ed è stata poi ampliata dall’attuale proprietario, Carmelo Nicosia, con una completa ristrutturazione dei vigneti e la realizzazione di una nuova cantina. Oggi Tenute Nicosia è un’azienda dinamica, moderna, capace di guardare al futuro nel pieno rispetto della tradizione. Ha saputo conservare il carattere familiare ed è gestita da Carmelo Nicosia con i figli Francesco e Graziano, affiancati da una squadra affiatata di giovani collaboratori e dall’enologo Maria Carella, autentica interprete della filosofia produttiva dell’azienda. Tenute Nicosia ha da sempre puntato sui vitigni autoctoni dell’Etna, Nerello Mascalese e Carricante, promuovendo il territorio nel pieno rispetto dell’ambiente e valorizzando la materia prima con un’attenta selezione delle uve e una cura costante del lavoro in cantina. Nicosia ha scelto di sposare in pieno la causa del biologico e della sostenibilità, per coniugare tutela ambientale e sicurezza alimentare, con l’obiettivo di portare sulle tavole dei consumatori un vino ‘a impatto zero’.
I vigneti
I vigneti della Tenuta si estendono su una superficie complessiva di una cinquantina di ettari e si trovano prevalentemente nei pressi di Trecastagni. Ai piedi di uno dei crateri spenti alla base del vulcano Etna, sorgono le antiche vigne di Monte Gorna, con i loro terrazzamenti in pietra lavica, situati a un’altitudine di 700- 750 metri, con esposizione sud-est. In quest’area si coltivano vitigni autoctoni della Doc Etna: il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio per il rosso, il Carricante e il Catarratto per il bianco.
Il terreno è arricchita dallo sgretolamento di lave diverse e da materiali eruttivi. A una quota inferiore rispetto alla tenuta di Monte Gorna, sempre nel territorio di Trecastagni, si trovano i vigneti di Monte San Nicolò, che si estendono da un’altitudine di 550 metri fin oltre i 600 metri, con esposizione a sud-est. La metà della superficie coltivata è stata piantata circa 60 anni fa con viti di Nerello Mascalese, adottando il tradizionale sistema di allevamento ad alberello. Nell’altra metà dei vigneti di Monte San Nicolò, l’azienda ha recentemente reimpiantato uve Carricante, e si trova anche una piccola percentuale di Minnella, un antico e raro vitigno autoctono a bacca bianca.
I terreni sono vulcanici, ricchi di minerali e in gran parte composti da pietra pomice rossa. La Tenuta coltiva vigneti anche a Zafferana Etnea, a Santa Venerina e a Linguaglossa a un’altitudine compresa tra i 450- 550 metri.

Bolle in Vigna
La quinta edizione dell’evento Bolle in Vigna, il tradizionale appuntamento dedicato al Metodo Classico, che si è tenuto tra i vigneti della Contrada Monte Gorna, si è chiusa con un grande successo di pubblico, in crescita rispetto agli anni precedenti. L’evento, organizzato da Tenute Nicosia in collaborazione con l’Associazione Spumanti dell’Etna di Francesco Chittari, è nato cinque anni fa con l’intento di creare un momento d’incontro e di approfondimento per diffondere la cultura spumantistica attraverso la degustazione di etichette realizzate da produttori provenienti da diversi territori italiani ed esteri.
La masterclass ‘L’autoctono è sempre più un classico’ è stata condotta da Daniela Scrobogna, responsabile della didattica, e Luciano Mallozzi docente, entrambi della Fondazione Italiana Sommelier. Un sorprendente viaggio tra differenti e originali interpretazioni di Metodo Classico degustate alla cieca: da Chenin Blanc di Domaine de La Chaise a un Metodo Classico Brut da Pecorino, Cococciola, Passerina di Fausto Zazzara dall’Abruzzo, da un Metodo Classico Brut Carricante Millesimato 2018 Sosta Tre Santi dei padroni da casa a un Brut Nature Tradicional Bio Corpinnat 2018 Torelló da Xarel·lo, Macabeo e Parellada, da un Metodo Classico Dosage Zéro La Stipula Bianca Cantine del Notaio da Aglianico a un Metodo Classico Extra Brut Millesimato 2018 di Parusso da Nebbiolo, da un Metodo Classico Etna Brut Sessantamesi Millesimato 2016 Sosta Tre Santi da Nerello Mascalese a un Metodo Classico Brut Rosè D’Antan La Scolca da Cortese, Pinot Noir, per chiudere con un Metodo Classico Etna Brut Rosato Millesimato 2019 Sosta Tre Santi da solo Nerello Mascalese.
Vi presentiamo ora la masterclass, tenuta da Cristina Mercuri, dal titolo ‘I vini dell’Etna alla prova del tempo’, che ha posto in risalto la longevità di quattro etichette realizzate dalla Tenuta. Ognuno è stato presentato in tre annate.
La degustazione
Sosta Tre Santi Etna Brut Metodo Classico
Questo Blanc de Noir da 100% Nerello mascalese. Le uve attentamente selezionate, vengono raccolte a mano seguono in cantina la vinificazione in bianco, dopo una soffice pressatura viene usata solo la prima, con conseguenti rese del 50-60%. Il vino rimane in affinamento in vasche di acciaio fino alla successiva primavera, quando viene posto in bottiglia con lieviti per dare inizio alla seconda fermentazione. Quindi sosta almeno 36 mesi su lieviti e fecce fini, a cui segue remuage, sboccatura.
Nella 2019 dominavano al naso prima il lievito, poi gli agrumi seguiti dalla mela, piccoli frutti rossi, note vulcaniche. All’assaggio era sapido, fresco, di buona persistenza. La 2016 apriva con profumi di agrumi, note vulcaniche, poi di lievito, tabacco, frutta gialla. Al palato era sapido, fresco, di ottima lunghezza con un retrogusto giocato sugli agrumi e note di lievito. La 2015 aveva note ossidative più presenti di agrumi canditi, mirra, lieviti e poi una nota affumicata data dal contesto vulcanico. In bocca era fresco, glicerico, sapido, persistente con un retrogusto tra agrumi canditi, lievito e di nuovo il tocco affumicato.

Vecchie Viti Contrada Monte Gorna Etna Bianco Doc
Prodotto da Carricante 80%, Catarratto 20%, ottenuti da terreni composti da sabbie vulcaniche, derivati dal disfacimento delle masse laviche, molto ricchi di minerali, molto drenanti, posti ad un’altitudine che va dai 700 ai 750 metri, hanno notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.
Dopo una raccolta manuale, una macerazione a freddo per 24 ore, fermenta per 3 settimane, poi affina in acciaio su fecce fini con frequenti batonnage. Segue un passaggio in barrique di rovere francese per almeno 12 mesi, con un ulteriore permanenza di circa un anno in bottiglia.
La 2019 aveva già un naso complesso di tè, anice, poi frutta gialla seguiti da agrumi, spezie dolci ed erbe mediterranee. All’assaggio ha struttura, è fresco, sapido, già glicerico, lungo, con un retrogusto di vaniglia. La 2015 esordisce con una sensazione vulcanica, poi di agrumi canditi, spezie dolci, con a chiudere una nota di noce. Al palato è fresco, glicerico, sapido, di ottima lunghezza con un retrogusto giocato su una sensazione di crostata alla frutta. La 2012 aveva un naso goloso di zucchero filato, erbe mediterranee, incenso, una nota fumé, frutta gialla surmatura, In bocca era assolutamente intenso, ancora fresco, glicerico con nel lunghissimo finale una nota di sherry, poi era fumé.

Contrada Monte Gorna Etna Rosso Doc
Viene realizzato da Nerello Mascalese 80%, Nerello cappuccio 20%, da vigneti di Monte San Gorna, nel comune di Trecastagni, sul versante Sud-Est, a un’altitudine dai 650 ai 750 metri. La raccolta è a mano, in cassette, poi per la vinificazione le uve attentamente selezionate, dopo la diraspatura, sono sottoposte a macerazione e fermentazione per circa 10-15 giorni a temperatura controllata. Poi la maturazione avviene prevalentemente in acciaio, con il 50% del vino che matura per 5-6 mesi in barrique di rovere francese e altri 5-6 mesi circa in botte.
La 2020 aveva al naso prima sentori di frutta piccola rossa tra cui fragolina di bosco, seguito da spezie tra cui la cannella, un leggero tocco erbaceo. All’assaggio aveva tannini presenti, già morbidi, un’acidità elevata, già di buona lunghezza, con un retrogusto croccante di frutta piccola rossa e leggermente di spezie. La 2014 presentava un naso più evoluto, con note di tabacco, frutta rossa surmatura, macchia mediterranea, seguite da tocchi affumicati e balsamici. Al palato aveva tannini setosi, equilibrati da freschezza, con un lungo finale balsamico. La 2011 invece aveva un naso evoluto, di frutta matura tra cui il ribes nero, chiodo di garofano, poi una sensazione polverosa seguita da note affumicate, balsamiche e mentolate. In bocca aveva tannini setosi, ancora una bella freschezza, di nuovo una sensazione polverosa, lunghissimo, per poi chiudere tra il balsamico e il mentolato.

Vecchie Viti Contrada Monte Gorna Etna Rosso Riserva
Prodotta da solo Nerello Mascalese, su terreni composti da sabbie vulcaniche, derivati dal disfacimento delle masse laviche, molto ricchi di minerali, a un’altitudine che va dai 700 ai 750 metri, con notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte. Dopo la raccolta manuale in cassette, viene in cantina effettuata la macerazione a freddo per 24 ore, poi fermenta a contatto con le bucce per 3 settimane. Matura poi in barrique di rovere francese di secondo e terzo passaggio per 24 mesi e almeno 12 mesi in bottiglia.
La 2017 ci ha presentato un naso complesso di frutta rossa, una sensazione di caramella, poi erbe mediterranee, note floreali di rosa canina, con aromi speziati e un tocco balsamico a chiudere. All’assaggio aveva struttura, tannini non ancora pienamente domati, con freschezza a equilibrare, già lungo, con un retrogusto soprattutto di frutta rossa. La 2015, servita da magnum, aveva al naso aromi speziati e note di liquirizia, poi la rosa canina, sensazioni di frutta secca, per poi essere mentolato in chiusura. Al palato era strutturato, con tannini ben integrati e morbidi, freschezza a equilibrare, era elegante, persistente e armonico. La 2014, anch’essa in magnum esordiva con un naso più intenso di spezie e di liquirizia, poi di frutta rossa questa volta in confettura, poi le note di fiori secchi, di erbe, per poi avere una decisa nota balsamica. In bocca aveva ancora struttura, tannini decisamente setosi, era ancora fresco, una decisa lunghezza dal retrogusto tra la liquirizia, il balsamico.









