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L’Alto Adige ha ora un libro che racconta il passato, il presente, con qualche prospettiva futura, della sua produzione enologica
L’Alto Adige, un territorio dove il vino rappresenta cultura, storia e identità, ha ora un volume in cui racchiude la sua intera cultura enologica in un viaggio di 2500 anni, ai grandi vini di oggi. Lo fa con un’opera dettagliata che colma una lacuna importante nella letteratura enoica: “Vino in Alto Adige: storia e presente di un territorio vinicolo unico”, un libro di 520 pagine, edito da Consorzio Vini Alto Adige, in collaborazione con la casa editrice Athesia-Tappeiner, da ora disponibile online e in libreria. Un viaggio immersivo, attraverso secoli di tradizione vitivinicola, dedicato agli operatori del settore e ai winelover più curiosi.
“Con quest’opera vogliamo regalare un’overview completa sul mondo vitivinicolo altoatesino, senza dimenticare nulla”, spiega Andreas Kofler, presidente del Consorzio.
“Con un lungo lavoro durato anni arriviamo ora ad avere una panoramica di tutto ciò che è stato, che è e che diventerà il vino, inteso come bene culturale. Non uno ma ben 40 autori di prestigio sono stati coinvolti con i loro studi, le loro ricerche scientifiche, visioni, prospettive e opinioni, posso quindi dire che siamo davvero molto orgogliosi del risultato”, conclude.

L’Alto Adige: dal vigneto alla cantina
Dalle radici profonde dei vigneti all’avanguardismo delle cantine d’eccellenza, il volume ripercorre 2.500 anni di storia del vino altoatesino. Dai Reti ai Romani, dalle influenze monastiche medievali alle innovazioni del XIX secolo, fino alla rivoluzione della qualità che ha reso l’Alto Adige una delle regioni vinicole più rinomate d’Europa e fino al progetto di zonazione, attivo dalla vendemmia 2024, che fa compiere al settore un ulteriore passo verso l’unicità. “Con la definizione di 86 unità geografiche aggiuntive, il vino altoatesino guarda in avanti e punta ancor più sulla territorialità e sulla distintività”, spiega Kofler.
Armonia tra varietà e zone, quantità di raccolto ridotta, qualità ancora più elevata e precisa localizzazione nella produzione di vini: con le 86 unità geografiche aggiuntive (UGA), ovvero singole sottozone dalle quali la denominazione è costituita, il Consorzio Vini Alto Adige ha adottato con la zonazione una pratica comune ad alcune tra le più rinomate regioni vinicole del mondo, indicando così ai suoi produttori la strada da seguire. Nell’adozione delle UGA c’è quindi il passato, ma si scrive in questo libro anche delle sfide attuali e future.
“I cinque grandi capitoli del libro riflettono le diverse sfaccettature del vino”, racconta il Direttore del Consorzio, Eduard Bernhart, che assieme a Kofler è tra gli autori del libro. “Si va dal territorio, alla storia vitivinicola locale, passando per lo sviluppo della produzione e del consumo, fino alla cultura e all’economia del vino, con tutti i suoi protagonisti. Lo riteniamo un manuale estremamente variegato, colmo di aneddoti e informazioni preziose per avvicinarsi alla nostra produzione enologica”.
La viticoltura altoatesina
La viticoltura altoatesina, pur caratterizzata da una grandissima varietà di fattori, è unita da saldi obiettivi comuni, testimoniato dalla collaborazione di altri 38 autori, e di altre persone che con il loro operato anche di coordinamento hanno portato alla luce questo manuale. Kathrin Werth ha per il Consorzio tenute le fila del progetto. Prima è stato realizzato in lingua tedesca, poi tradotto in italiano.
“Il Consorzio lavora per tutelare i vini DOC dell’Alto Adige, garantendone la qualità, sostenendo i circa 4.800 produttori, rappresentandone gli interessi, creando un’immagine e una presenza unitaria sui mercati, è questo lo spirito che ci ha portati a metterci in gioco con un’opera letteraria”, il Direttore.
Il Libro “Vino in Alto Adige: storia e presente di un territorio vinicolo unico”
Nel libro non si parla solo di storia del vino, ma anche di arte, architettura, letteratura e molto altro, tutti argomenti sviluppati nella trama dei diversi capitoli. Si esplora inoltre il legame tra il vino e la cultura altoatesina, raccontando come abbia plasmato il paesaggio, influenzato l’economia locale. Sfogliando le sue pagine si trovano via via i protagonisti di questa storia che spaziano da enologi a produttori, a sommelier che ogni giorno, con il loro lavoro, contribuiscono alla fama di molti vini del territorio.
La vocazione alla divulgazione della propria cultura e tradizione ha portato il Consorzio a cimentarsi in questo progetto ambizioso ritenendolo uno strumento utile ad affrontare i cambiamenti che sono all’orizzonte. “Come si prospetta il futuro del settore vitivinicolo dell’Alto Adige? Quali sfide dovrà affrontare questa terra vinicola? Si chiude così il nostro libro”, spiega Kofler.
“Tra le pagine leggerete che le risposte a queste domande possono essere trovate principalmente in una maggiore attenzione alla sostenibilità, in strategie efficaci per affrontare il cambiamento climatico, e, non da ultimo, in ciò che caratterizza essenzialmente la nostra viticoltura altoatesina ovvero le tante piccole aziende a conduzione familiare. Da lì ha origine tutto”.
La presentazione del volume alla stampa di Milano, nelle prestigiose sale del Museo Bagatti Valsecchi, è stata accompagnata da un calice di Praeclarus Brut, poi dalla degustazione di diverse etichette, ritenute iconiche dal Consorzio, realizzate da differenti cantine e da enologi che, nei decenni, ne hanno fatto un loro portabandiera.
Noi, conoscendole da tempo, abbiamo scelto per voi alcune di esse, senza nulla togliere alle altre. Tra queste quella di Peter Dipoli, ispiratore di questo volume con Ivo Maran.
La degustazione
Cantina San Paolo, Alto Adige Doc Praeclarus Brut
Ottenuto da solo Chardonnay, in un contesto ideale tra altitudine ed esposizione, dove l’uva ha un eccellente rapporto tra acidità e zuccheri. Dopo una raccolta manuale, una pressatura soffice dei grappoli interi in cantina, dove poi il vino base matura in vasche di acciaio per diversi mesi, con una successiva rifermentazione in bottiglia secondo il metodo classico e almeno 24 mesi di affinamento sui lieviti.
Dopo un colore giallo paglierino, con riflessi dorati, un perlage finissimo e persistente, ha profumi intensi ed eleganti di fiori di mandorlo, poi di pesca ed albicocca, con note di nocciola e crosta di pane a chiudere. Al palato è sapido, fresco, armonico, con un finale lungo, un’ottima corrispondenza gusto olfattiva.

Cantina Terlano Alto Adige Doc Terlaner Cuvée 2024
Ottenuto da 60% Pinot Bianco, 30% Chardonnay, 10% Sauvignon, una vendemmia e una selezione delle uve manuali, in cantina dopo la pigiatura delicata, una fermentazione a temperatura controllata in acciaio, affina dai 5 ai 7 mesi sui lieviti fini in acciaio per l’80% e il restante 20% in botti di legno grande.
Dopo un colore giallo paglierino con sfumature verdoline, ha al naso profumi di mela verde e pesca bianca, seguiti da sfumature di melissa e menta. Al palato è fresco, sapido, già elegante, di buona lunghezza, con un retrogusto giocato soprattutto su sensazioni di pesca.

Peter Dipoli, Alto Adige Doc Sauvignon Voglar 2021
Ottenuto da vigneti terrazzati di Sauvignon, impianti che ora hanno più di 30 anni, con diverse esposizioni, su suoli con presenza di scheletro calcareo di origine dolomitica. Dopo la vendemmia fermenta in grandi botti d’acacia, dove poi resta con un batonnage durante i primi 3 mesi, poi sui lieviti fini sino a maggio.
Dopo un colore giallo paglierino con riflessi dorati, ha un naso complesso, prima con note vegetali di salvia, poi di frutta gialla, seguiti da accenni aromatici di sambuco, fiori di acacia, per chiudere poi con lievi note tostate. Al palato è secco, caldo con un sorso dalla bella acidità, armonia, un lungo finale.

Mayr Josephus Maso Unterganzner Alto Adige Doc Santa Maddalena Classico Heilmann 2022
Ottenuto da Schiava rossa e Schiava grigia, con un apporto di Lagrein mai superiore al 10 o 15%, impianti a pergola con un capo a frutto per ogni ceppo e terreni porfidici e ghiaiosi di origine morenica, In cantina dopo la pigiadiraspatura e successiva fermentazione in acciaio a temperatura di fermentazione controllata, un periodo di contatto sulle bucce di 10 giorni, un 15% di grappoli interi va aggiunto in fermentazione. Fa la malolattica e poi matura suddiviso tra tonneaux da 700 litri e barrique di rovere francese per 17 mesi.
Dopo un colore rosso rubino intenso, all’olfatto ha note di frutta scura, richiami di viole e sentori tostati. Al palato ha corpo ed eleganza al tempo stesso, una trama tannica piacevolmente morbida, equilibrata da freschezza, è armonica e persistente, con un retrogusto di frutta scura e richiami di viole.

credit photo @ConsorzioViniAltoAdige








