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Una bella storia di vino e amore per il territorio
Un viaggio a Barolo ci ha fatto incontrare diverse figure della famiglia Vaira che unisce, nella loro veste di viticoltori, un’osservazione attenta della natura, oltre a selezione, artigianalità, cura del dettaglio e unicità. Ha significato per noi passare del tempo con Aldo, il fondatore, e i suoi tre figli, vivere un’esperienza speciale, scoprire al tempo stesso la loro normalità per come ti accolgono e, ci sentiamo di scrivere, grandezza espressa nelle loro produzioni non solo dei diversi cru di Barolo. Al nostro arrivo abbiamo visitato con Isidoro, il minore dei figli, alcune colline dove i vigneti danno il nome ai vini da cui provengono, poi la cantina guidati da Giuseppe, il maggiore, nelle diverse aree in cui avvengono le vinificazioni e le maturazioni, per poi concludere con Francesca molteplici assaggi di diversi vini della gamma, di cui vi diamo dettagli a conclusione dell’articolo.
Aldo Vaira
Aldo, che conosciamo da tempo, a soli 15 anni ha iniziato a coltivare, nell’estate del 1968, i vigneti di proprietà della sua famiglia, complice la sua partecipazione alle contestazioni studentesche a Torino, dove risiedeva allora con la famiglia. Quei mesi passati tra campi e filari hanno dato vita al sogno di una vita spesa nella libertà della natura, seguendo così una passione imprevista ma così potente da cambiare il suo destino. A testimonianza del suo rispetto per il territorio solo tre anni dopo, nel 1971, riceve una delle prime certificazioni biologiche in Piemonte, aderendo allora a “Suolo e Salute”, organismo di controllo e certificazione per l’agroalimentare e l’ambiente in Italia, fondando l’azienda l’anno successivo. Negli anni, dopo una laurea in Agraria all’Università degli Studi di Torino, inizia a insegnare prima a Caluso, poi a Mondovì e, infine, alla Scuola Enologica di Alba, continuando al tempo stesso a condurre i vigneti di famiglia.
L’acronimo “G.D” e l’inserimento della J nel nome
Nel 1982 incontra Milena che da subito ne abbraccia il progetto familiare e lavorativo, portandolo ad amplificare bellezza e umanità. Per poi nel 1985, con il supporto di sua moglie, lasciare l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente all’azienda e alla sua crescita. In quegli anni sceglie l’acronimo “G.D.”, che ancora oggi precede il nome Vajra nelle etichette – come ringraziamento al padre, Giuseppe Domenico, per avergli donato il primo nucleo di vigneti del Bricco delle Viole –, scegliendo anche di inserire la lettera J al posto della I.
Milena e l’arte
Milena ha anche suggerito, dopo l’incontro con Padre Costantino Ruggeri, uomo di fede, ma soprattutto pittore e scultore, di fargli realizzare delle vetrate colorate per la cantina. Esse donano, ancora oggi al visitatore, un’atmosfera unica, luminosa, in questo ambiente inusuale, suscitando in chi le osserva un senso di meraviglia, sorpresa e al tempo stesso di pace interiore. La componente artistica è un elemento costitutivo anche delle etichette che vestono alcuni loro vini. Sono di Padre Costantino quelle di Barolo Albe® e della Freisa Kyè®, mentre tutte le altre sono state ideate e realizzate dal disegnatore e incisore Gianni Gallo, caro amico della famiglia, conosciuto da tutti come l’Artista. Ci siamo dilungati nella nostra introduzione su questi fatti, incontri, azioni che ci auguriamo possano fare comprendere al lettore, almeno una parte di cosa si cela dietro le etichette dei vini Vajra.
La degustazione di sei vini

Coste & Fossati Dolcetto D’Alba Doc 2023
Contemporaneo e longevo per le viti di 40 anni
Ottenuto da antichi biotipi di Dolcetto, identificati e raccolti da Aldo tra il 1979 e il 1985, sono stati innestati in due dei più belli appezzamenti aziendali. In cantina la vinificazione è durata circa 20 giorni, in tini verticali, senza macerazione a cappello sommerso. Dopo la malolattica, è maturato per 5 mesi in acciaio così come in tutti i passaggi precedenti.
Esordisce al naso con note di piccoli frutti rossi fragranti tra more e ribes nero, spezie, liquirizia. Al palato ha struttura e finezza, con un tannino rotondo e una spiccata acidità, un bel equilibrio, persistenza con un retrogusto dai sentori di more e ribes nero, poi da accenni balsamici.
Kyè Freisa Langhe Doc 2022
Studi ampelografici hanno determinato nel 2004 che questo vitigno è il parente più prossimo del Nebbiolo
Proviene da due vigneti, uno adiacente alla cantina, piantato nel 1980 con le selezioni massali di Aldo, e il secondo risalente al 1989, anno da cui questo vino è prodotto. Come da tradizione le uve sono state selezionate manualmente tre volte: sulla vite, sui tavoli di selezione in cantina e, infine, acino per acino dopo la diraspatura. La fermentazione, durata circa 50 giorni, è immediatamente seguita dalla malolattica spontanea. Questa annata è stata affinata per 4 mesi in acciaio, 2 mesi in botti grandi.
Presenta un naso ricco di rosa e viola, fragolina di bosco, mirtillo e ciliegia sotto spirito, seguiti da spezie con pepe bianco e chiodi di garofano. Al palato ha tannini fini equilibrati da freschezza, poi è sapido, profondo, bilanciato, di ottima lunghezza con un retrogusto giocato su fragoline e mirtillo, pepe bianco e chiodi di garofano.
Claré J. C. Nebbiolo Langhe Doc 2023
Un Nebbiolo prodotto seguendo gli appunti del 1606 di Gian Battista Croce, gioielliere di Casa Savoia, sommelier ante-litteram
Ottenuto da giovani vigneti di Nebbiolo, in cantina circa un quinto delle uve è fermentato a grappolo intero. Dopo una breve macerazione è stata fatta subito la svinatura, per poi terminare la fermentazione senza le bucce. L’estrazione è avvenuta molto delicatamente, poi è maturato brevemente in acciaio prima dell’imbottigliamento.
Al naso esordisce con note di caramella alla ciliegia e di altri frutti rossi piccoli, seguiti da viole, una delicata nota di arancia, noce moscata e liquirizia. Al palato è avvolgente, piacevole, vivace, un tocco sapido, con un finale abboccato, dove si ritrovano i frutti di bosco croccanti. Da gustare anche leggermente fresco.
Costa di Rose Barolo Docg 2021
Prodotto nell’omonima MGA, sita nel Comune di Barolo, con nel suolo una duna di arenaria
Si trova su un ripido pendio che sale dal Bosco della Fava e scende ripido verso Monforte d’Alba, dove le vigne sono difese da ormai 50 anni da un inerbimento spontaneo. L’uva in cantina è stata diraspata e vinificata in tini troncoconici. La vinificazione è durata per 54 giorni con cappello sommerso, poi la malolattica è stata spontanea in acciaio la primavera seguente. La maturazione è avvenuta con 26 mesi in botti di rovere di Slavonia da 25 e 40 ettolitri.
Al naso sentori di petali di rosa, di viola, poi ciliegia candita, lamponi, erbe aromatiche tra cui la menta e un accenno di spezie sul finire. Al palato ha struttura ed eleganza, già tannini cesellati, freschezza a equilibrare, seguiti da delicate note sapide, un’ottima persistenza con un finale di piccoli frutti rossi oltre a un tocco mentolato.
Ravera Barolo Docg 2021
Viene prodotto nell’omonima MGA a Novello, da un vigneto anfiteatro sito nella parte più meridionale
Lì il sottosuolo è costituito da marne di origine tortoniana, arenarie e argille del periodo Serravalliano. Dopo una vendemmia su tre giorni, con tre selezioni: direttamente sulla pianta, poi sul tavolo di cernita e, infine, acino per acino, dopo la diraspatura. È vinificato tradizionalmente in tini verticali, con leggere follature e bagnature del cappello, in 55 giorni. La malolattica spontanea precede la maturazione per 26 mesi in botti di rovere di Slavonia grandi da 25 e 50 ettolitri.
Al naso apre con aromi di frutti di bosco tra cui le more, poi di viola, un tocco di agrumi canditi tra cui il cedro, la delicatezza del pepe bianco, con a chiudere una sensazione sapida e una leggera nota di cuoio. Al palato ha consistenza, tannini presenti e morbidi, freschezza a equilibrare, poi è sapido, decisamente persistente, con nel retrogusto frutti di bosco, ribes nero, succosità.
Bricco delle Viole Barolo Docg 2021
Viene prodotto nell’omonima MGA a Barolo, oltre a essere il vigneto più alto, più vicino alle Alpi
Le viti sono state piantate nel 1931, 1949 e 1968, in un contesto di ottima luminosità, con una notevole escursione termica dato l’esposizione a Sud. Dopo una vendemmia su due giorni, con tre selezioni come per il Ravera, la stessa vinificazione, con cappello sommerso per 51 giorni. La malolattica spontanea precede la maturazione per 24 mesi in botti di rovere di Slavonia grandi principalmente da 25 e 50 ettolitri.
Il naso è stratificato, con sentori di violette e rose, poi frutti piccoli tra ciliegia e ribes nero, spezie tra cui pepe bianco, cannella, seguiti dalle note eteree d’incenso e di eucalipto. Il palato è profondo, con tannini ben integrati e setosi, freschezza a equilibrare, una decisa eleganza, persistenza, con un finale dai frutti rossi e neri, eucalipto.
credits photo @Matthew Molchen,Vajra, Studio Cru














