40 anni cieck_copertina

40 anni di vendemmie per l’azienda vitivinicola Cieck

40 anni cieck_evidenza

Tempo di Lettura: 9 minuti

Azienda vitivinicola Cieck, grande interprete del Canavese e del vitigno Erbaluce 

A pochi chilometri a nord da Torino inizia il Canavese, terra di antiche tradizioni storiche. Arduino d’Ivrea fu Marchese della città e Re d’Italia, industriali, la sua capitale, Ivrea, la bella come la descrisse Giosuè Carducci, è sede dell’Olivetti e custode del progetto economico e sociale di Adriano Olivetti, e agricole, è terra di grandi vini e di un vitigno poco conosciuto che merita un posto di primo piano nei cuori e nei calici degli appassionati: l’Erbaluce di Caluso. Racconteremo il vitigno e il terroir attraverso la storia e le bottiglie di un campione del Canavese: l’azienda Cieck. 

Azienda Vitivinicola Cieck

Cieck festeggia quest’anno le sue prime 40 vendemmie; nasce ad Agliè, provincia di Torino, (luogo dove girarono Elisa di Rivombrosa per chi ne avesse memoria). L’azienda porta il nome della cascina di Agliè dove nacque, ora, si è trasferita presso la cascina Castagnola a San Giorgio Canavese tra Torino e Ivrea. 

All’inizio fu un gioco: l’obiettivo era di diventare una piccola casa spumantiera; Remo Falconieri, classe 1933, il fondatore, “l’Archimede delle bollicine” come lo battezzò Carlin Petrini, figlio di contadini e progettista di macchine per scrivere all’Olivetti, fa un viaggio in Champagne per apprendere l’arte della spumantizzazione. Nel 1985 inizia con pochi ettari e poco più di 2500 bottiglie di Erbaluce Metodo Classico. Oggi gli ettari sono 15, quasi tutti dedicati all’ Erbaluce, il resto altri vitigni autoctoni: Nebbiolo, Freisa, Neretto di San Giorgio, Barbera. 

La conduzione aziendale è di stampo familiare: ad aiutare Remo Falconieri la figlia Lia, che si occupa dell’amministrazione, della comunicazione e della parte commerciale, e Domenico Caretto, agronomo, che si occupa dei vigneti e della cantina. La cantina si avvale della consulenza esterna dell’enologo Giampiero Gerbi e da poco di un enologo interno, Tommaso Scapino. La cantina Cieck fa parte della FIVI e Lia Falconieri è una donna del Vino, associazione che conta oltre 1200 socie tra imprenditrici, sommelier e giornaliste. 

cieck_40_anni_testo
Remo Falconeri, remuage metodo classico

La cura dei vigneti 

La conduzione familiare dell’azienda si estende alla cura dei vigneti, ciascuno trattato come uno di famiglia. Il più antico è il vigneto Misobolo, che oggi è anche il nome di un vino da Erbaluce. Nel vigneto si trova ancora una vite a piede franco, impiantata prima dell’attacco della fillossera a inizio ‘900,  preservata con grande attenzione. Misobolo è un nome catastale storico per il paese di San Giorgio. Qui produceva l’uva a fine ‘800 Pietro Falconieri trisavolo di Lia, che, affascinato dal Metodo Martinotti, appena inventato, provò anche lui a spumantizzare con una botte: era il vin sfursà, tenuto a fermentare spontaneamente in una botticella fino alla settimana di Pasqua quando si toglieva dalla botte per berlo. 

L’estensione del Vigneto Misobolo è di circa 1.8 ha, tutto coltivato ad Erbaluce. I vigneti Brajassa, Castagnola, e Cascinetto sono tutti dedicati all’Erbaluce, mentre il Vigneto Biaulej (delle betulle) è dedicato anche al Nebbiolo e al Neretto di san Giorgio.

Nel 2013 fu costruita la nuova cantina, al contempo green e tecnologica. Sono stati impiantati pannelli solari per la produzione dell’acqua calda, l’impianto di fitodepurazione per il trattamento delle acque reflue in cantina, un sistema di riciclo dell’acqua piovana per l’utilizzo in cantina e per la pulizia delle macchine agricole. Furono acquistate moderne vasche inox termo condizionate: le fermentazioni dei vini avvengono a temperatura controllata. La cella frigo serve per la conservazione delle uve in vendemmia in caso di caldo estremo e all’occorrenza può essere riscaldata per avviare la malolattica dei vini rossi. Nuova anche la cantina di affinamento per lo stoccaggio dei Metodo Classico, che ospita anche le barriques e i tonneaux per l’affinamento dei vini bianchi rossi e passiti. 

La passitaia è la stanza dove avviene l’appassimento delle uve per il passito Alladium. L’appassimento avviene in modo naturale, senza alcuna forzatura, usando un metodo canavesano tradizionale dell’800. I grappoli  sono selezionati e appesi uno ad uno su appositi telai: ciò permette una maggiore ventilazione dei grappoli preservandoli dallo sviluppo di muffe e batteri nocivi senza ostacolare l’azione della botritys, la muffa nobile. I grappoli restano in passitaia da settembre a gennaio/febbraio, poi gli acini vengono diradasti e pressati delicatamente. La prima fermentazione avviene in acciaio, poi il passito riposa per almeno 5 anni in piccole botti di rovere francese e di Slavonia. 

40 anni_Ciek_Passitaia_testo
Passitaia, Cieck

Espressioni di un grande terroir e un grande vitigno, l’Erbaluce

La culla e la casa dell’Erbaluce è l’Anfiteatro Morenico di Ivrea, nato dalla discesa del Ghiacciaio Balteo dalla Valle d’Aosta durante il Pleistocene, che trasportò tantissimi detriti tra 900.000 e 19.000 anni fa. Il suolo è ricco di scheletro e costituito principalmente da sassi, sabbia e ciottoli. L’Anfiteatro Morenico è diviso in due dalla valle della Dora Baltea, l’unica valle alpina ad essere scavata attraverso tutte le grandi placche tettoniche delle Alpi. Per questa ragione l’Anfiteatro Morenico presenta una ricchezza e varietà di minerali più ampia rispetto ad altri anfiteatri delle Alpi, con una ricca presenza di rocce metamorfiche, sia silicatiche che carbonatiche; questa ricchezza di minerali conferisce ai vini una sapidità particolarmente ricca di sensazioni minerali. Sull’Anfiteatro Morenico di Ivrea si coltiva Erbaluce tra i 200 e i 500 slm. 

La leggenda che narra la nascita dell’Erbaluce

Le prime notizie dell’Erbaluce risalgono al 1606, menzionato da Giovan Battista Croce, gioielliere del Duca Carlo Emanuele I con il nome di “erbalus”. Riguardo le sue origini sono state formulate diverse ipotesi: si parte dalla discendenza dal Greco di Bianco, giunto in Canavese tramite i Romani; la seconda ipotesi si rifà alla Clairette Blanche, una sua antenata diffusa in Cote du Rhone, quindi Erbaluce parente dell’Airen spagnolo e del Rhoditis greco, arrivato in Canavese ai tempi di Carlo Magno. L’ipotesi più recente e più accreditata è che si tratti di un vitigno autoctono canavesano, legato all’uva Raetica citata da Plinio il Vecchio nel I sec.d.c. 

Il nome antico del vitigno, Albalux, pare derivi dai caldi colori rosati e talvolta ambrati che gli acini più esposti al sole assumono in autunno. Esiste anche una leggenda sulla nascita del vitigno Erbaluce. Si narra che le colline moreniche fossero abitate dalle ninfe. Un giorno la ninfa Alba vide il sole e se ne innamorò: un amore impossibile perché i due non potevano incontrarsi mai. Fu così che la luna decise di non abbandonare la volta celeste al sorgere del sole per permettergli di scendere sulla terra di nascosto per raggiungere Alba. 

Durante l’eclissi nacque la loro bellissima figlia Albaluce, che divenne oggetto di culto finché le risorse del lago non bastarono più, e fu necessario scavare un canale per avere nuova terra da coltivare. Si scavò un grande canale per far defluire le acque che però travolsero tutto seminando la morte. La ninfa Albaluce pianse per il dolore e le sue lacrime, toccando terra, regalarono una vite con succosi grappoli bianchi: l’Erbaluce.

Caratteristiche del vitigno

Ciek_erbaluce_testo
vitigno Erbaluce

L’Erbaluce è uno dei vitigni bianchi italiani più versatili: da sempre dà origine a tre tipologie distinte di vino: bianco fermo, spumante metodo classico e passito. L’Erbaluce ha una media capacità di accumulare zuccheri mantenendo una dotazione acida notevole, che gli consente di essere un’ottima base per lo spumante a garantisce ai vini doti di longevità fuori dal comune. È inoltre ricco di estratto, ha potenziale alcolico medio basso, pochi aromi liberi ma diversi precursori di aroma. Ha buccia spessa, croccante, resistente agli attacchi funginei e con ottimo sviluppo in ambiente umido come quello del Canavese. Il grappolo si presenta mediamente spargolo, garantendo ottimi risultati con l’appassimento. 

Fu uno dei primi vini italiani ad ottenere la tutela tramite la Doc nel 1967 mentre la Docg arrivò nel 2010. L’Erbaluce è tradizionalmente coltivato sulla pergola canavesana o pergola di Caluso, a falda piatta di altezza compresa tra i 180 e i 200 cm. Il sesto di impianto medio è di 4 metri per 2 metri, con densità d’impianto di 1300 piante per ettaro. Il sistema della pergola canavesana obbliga a svolgere a mano tutte le operazioni di potatura, potatura verde e vendemmia. Il disciplinare permette esclusivamente l’utilizzo del vitigno Erbaluce di Caluso o Caluso. 

Il comprensorio Erbaluce comprende 37 comuni situati tra la Serra di Ivrea e di Caluso, quasi tutti in provincia di Torino, ad esclusione di 3 di essi in provincia di Biella ed uno in provincia di Vercelli. I vini possono essere accompagnati dalla dizione vigna, seguita dal relativo toponimo purché i vigneti abbiano un’età di impianto di almeno 3 anni.

La degustazione: Cieck, 40 anni di vini eleganti, sontuosi e longevi

Per festeggiare le prime 40 vendemmie, l’azienda Cieck ha organizzato una degustazione focalizzata sull’Erbaluce nelle sue tre versioni: tre vecchie annate del bianco fermo del Vigneto Misobolo, tre diverse interpretazione del Metodo Classico da Erbaluce, e infine tre vecchie annate del passito Alladium. Tutti i vini sono 100%Erbaluce.  

degustazione_cieck_40 anni_testo
degustazione 40 anni Cieck

Erbaluce di Caluso Spumante Nature 2013

48 mesi sui lieviti; ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia. Spumante che esprime al meglio la mineralità e l’acidità da ghiacciaio che conferisce la terra morenica all’Erbaluce. Ultimo nato della cantina nel 2017 con il millesimo 2013. 

Giallo paglierino brillante. Perlage elegante, fine e persistente. Bouquet olfattivo con lo sfondo di crosta di pane e lievitati, sul quale prosperano la marmellata di pesca gialla, la frutta bianca matura, il timo. Sentori minerali di pietra bagnata. Sorso elegante, di buon corpo, minerale, texture acida di ottima persistenza e profondità. Finale che si allunga sui toni sapidi. 

Erbaluce di Caluso Brut San Giorgio 2009

36 mesi sui lieviti; ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia. Primo spumante prodotto da Cieck.

Paglierino luminoso. Bollicine eleganti e fini. Al naso regala la composta di frutta tropicale, principalmente ananas, la mela grattugiata, note balsamiche, fiori bianchi, le erbe aromatiche, la  camomilla. Agile e dinamico al sorso, elegante, equilibrato sul rapporto tra la sapidità e la mineralità gessosa. Finale fresco, fruttato e persistente.

Erbaluce di Caluso Brut Calliope 2013

È lo spumante Riserva. Come le grandi Maison, Remo Falconieri utilizza il legno per dare eleganza alle riserve più prestigiose. Una parte delle uve fermenta in piccole botti di rovere e resta sulle fecce nobili in botte per nove mesi. La permanenza sui lieviti è di minimo 48 mesi. Ulteriore affinamento di 6 mesi prima di essere messo in commercio.

Paglierino con riflessi oro. Finissimo e persistente perlage. Complesso impatto olfattivo che gioca sulla zagara e le rose bianche, ananas maturo, mela renetta, vaniglia, burro, scorze di cedro e limone candite. Infine il biscotto. Il palato è avvolto dal sorso cremoso ma di salivante freschezza, nerbo acido supportato dalla struttura e dai lunghi ritorni retro olfattivi dei sentori percepiti. Finale lungo sui sentori di panificazione.  

Erbaluce di Caruso Vigna Misobolo 2018

Vigna Misobolo è il cru di casa Cieck, una vigna storica di oltre 50 anni che abbraccia la collina di San Giorgio Canavese a 320 slm, proteggendo le piante dalle gelate invernali e garantendo un’ottima esposizione a sud ovest. L’impianto della vigna è a pergola doppia, una versione che risale agli anni’70, che consente una buona esposizione dei grappoli e rese basse. Quasi 2 ha di estensione con 4000 ceppi di Erbaluce. Uve raffreddate per una notte, diraspate e pressate. Mosto decantato e fatto fermentare a temperatura controllata in acciaio. Dopo una sosta sulle fecce fini di 12 mesi, viene imbottigliato a fine estate e fatto riposare altri 6 mesi in bottiglia. 

Paglierino brillante. Olfattiva ricca e profonda: pera, susina gialla, ananas maturo, pompelmo e fiori gialli. Poi giungono la salvia, il timo, l’origano, la menta, e lo sfondo minerale roccioso. Sorso elegante e piacevole, energico e fresco, dinamico, teso sul finale fruttato e lievemente amaricante.

Erbaluce di Caruso Vigna Misobolo 2015

Paglierino luminoso. Naso di composta di agrumi, scorze d’arancia candite, biscotto, gesso, timo, salvia, camomilla e fiori d’acacia. Al termine giunge la grafite. Sorso fresco e di polso, ampio, richiama la frutta tropicale e l’ananas. Finale idrocarburico e delicatamente amarognolo.

Erbaluce di Caluso Vigna Misobolo 2013

Paglierino carico e luminoso. Naso fresco (nonostante sia millesimo 2013!) di pera, biancospino, salvia e lievi cenni minerali. Poi arrivano il timo, la scorza d’arancia candita, una lieve affumicatura e il minerale di roccia assolata. Sorso preciso, fresco ed elegante, ancora giovane, con un piacevole bilanciamento sulle morbidezze che spingono sul centro del palato per allargarsi. Finisce sapido.

Erbaluce di Caluso Passito Alladiium 2004

La vinificazione del passito è la storia enologica del Canavese e dell’azienda Cieck. La vinificazione del passito in Canavese è tradizionale: era prodotto dai nobili per i ristoranti della capitale torinese, su alcuni menù dell’800 era indicato come Sauternes di Caluso. Dopo l’appassimento tra settembre e gennaio o febbraio, attento controllo e selezione dei grappoli, pressati delicatamente in un piccolo torchio di legno. Il mosto è decantato a freddo e fatto fermentare. Alladium invecchia in piccole botti di rovere per 5 anni, cui segue l’affinamento in bottiglia della durata di sei mesi. 

Oro con sfumature ambra. L’olfatto parte subito ricco e complesso: frutta candita, miele, fichi secchi e caramella d’orzo. Seguono note leggermente affumicate, delicatamente tostate con un richiamo balsamico. In bocca è dolce ma non stucchevole, con un piacevole equilibrio, il sorso è scorrevole con un finale ammandorlato di ottima tensione sapida.

Erbaluce di Caluso Passito Alladium 2000

Colore ambrato. Bouquet olfattivo ampio: albicocca candita, miele, fichi secchi, tabacco biondo, dattero. Poi giungono i sentori tostati e affumicati. Impatta il palato con un sorso dolce e fresco, minerale e scorrevole nonostante gli anni trascorsi (è ancora giovane). Persistente il finale che conferma la tensione sapida del vintage 2004 nonché i ricordi olfattivi di miele e fruttati.

Erbaluce di Caluso Passito Alladium 1997

Ambrato scuro. Il naso percepisce sentori di pout pourri di fiori secchi e di preparazioni erboristiche. Poi la prugna secca, il dattero, i fichi secchi, l’amaretto, i toni dolci e amarognoli dei biscotti locali “torcetto di Agliè” e della “tegola valdostana”. Anche il palato del vintage 1997 è caratterizzato dalla dolcezza mai stucchevole perché sorretta dall’acidità sempre presente e dalla tensione sapida. Finale persistente sui toni sapidi e di biscotto dolce e amarognolo.

Hai un azienda?

Vuoi far conoscere la tua passione, il tuo territorio e la qualità dei tuoi vini a un pubblico più vasto? Se la tua cantina merita più visibilità online e notorietà, possiamo aiutarti.

Non Lasciarti Sfuggire Nulla!

Per ricevere contenuti esclusivi, anteprime e offerte dedicate, entra a far parte della nostra comunity. Iscriviti e scopri il nostro prossimo segreto!

kombucha

Fermentazione inoculata di lieviti e batteri che lavorano in sinergia

Marche
San Paolo Riserva Verdicchio Classico Castelli di Jesi Docg
Vino Bianco

Pievalta

Iscriviti alla Newsletter

Per non perderti i contenuti e le promozioni di GiuColVino, iscriviti alla nostra Newsletter mensile!