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Vecchie Terre di Montefili e la verticale del suo vino simbolo Anfiteatro
Dopo essere stati incuriositi dal nome di questa realtà, avere assaggiato due vini rappresentativi, abbiamo accolto con entusiasmo il loro invito a conoscerli maggiormente, a visitare il luogo dove operano. Nelle prossime righe racconteremo di loro, delle figure che li rappresentano, del progetto di rispetto per la natura attraverso la biodiversità, certificato recentemente con Diversity Ark, oltre a scendere un pò più nel dettaglio su Anfiteatro, cru di Sangiovese, con una verticale dedicata.
Tenuta Vecchie Terre di Montefili
Un’alta e incantevole collina toscana, tra Greve in Chianti e Panzano, ospita la tenuta Vecchie Terre di Montefili, il cui nome trae origini dalla collina panoramica Monte Fili, sita nelle vicinanze. In questo luogo dove la natura e la tradizione enologica si intrecciano da sempre, è iniziata la sua nuova vita. I protagonisti sono tre amici statunitensi appassionati dell’Italia, Nicola Marzovilla (nato in Puglia e poi trasferitosi in America con la famiglia in tenera età), Frank Bynum e Tom Peck Jr., nuovi proprietari, che hanno scelto nel 2015 Serena Gusmeri, agronoma ed enologa, a dirigerla. Questa realtà si estende su una superficie vitata di 12,5 ettari nel comune di Greve in Chianti, al confine delle UGA (Unità Geografica Aggiuntiva) del Chianti Classico di Panzano e Montefioralle, a un’altitudine di 540 metri. La precedente proprietà li aveva impiantati scegliendo il Sangiovese per più di 11, tra cui il primo vigneto Anfiteatro del ‘75, seguito da Vigna Vecchia del ‘81, concludendo l’anno successivo con un ettaro e due di Cabernet Sauvignon.
La gestione del vigneto
La posizione collinare degli impianti permette di avere un clima soleggiato, ventilato, con una buona escursione termica tra il giorno e la notte, creando così le condizioni climatiche ideali per coltivare le uve autoctone di Sangiovese, nonché l’internazionale Cabernet Sauvignon. Inoltre i vigneti, circondati da oliveti e boschi, oltre a offrire un ambiente idilliaco a livello paesaggistico, consentono grazie all’altitudine, di ottenere uve di qualità in annate difficili come la 2023. Sin dal suo arrivo Serena ha cercato di conoscere le diverse vigne, la loro posizione in base ai tre distinti tipi di suolo: la Pietraforte, l’Alberese e le Argilliti Scistose. La Pietraforte, una roccia calcarea particolarmente resistente e ricca di sabbia, conferisce struttura e solidità. L’Alberese invece con i suoi strati di calcare e argilla, arricchisce i suoli di minerali preziosi, mentre le Argilliti Scistose, con le loro caratteristiche stratificate, danno vita al galestro, una roccia che influenza in modo significativo la personalità del vino.
All’inizio della nostra visita chiediamo a Serena cosa ha fatto una volta entrata nel suo ruolo: “Nei primi anni ho cercato di stabilizzare la vitalità dei terreni seminando del favino, leguminosa miglioratrice del terreno, per dare un po’ di sostanza e sostegno alle vigne”.
Da allora la filosofia produttiva, volta a un profondo rispetto per l’ambiente, improntata alla ricerca dell’eccellenza, ha visto l’avvio di un progetto scientifico, nel 2018, con Vitenova, di raccolta periodica di campioni di microfauna e loro catalogazione, che permette di valutare costantemente la salute delle viti e l’impatto dell’attività agricola sulle stesse. A questo è seguito negli ultimi tempi la certificazione Diversity Ark che attesta il rispetto della biodiversità di suolo ed ambiente.
“Grazie a questi studi – prosegue – Montefili ha deciso di vinificare ogni parcella separatamente, rispettando l’età dei vigneti, l’esposizione, l’altitudine e, naturalmente, il tipo di suolo. Il nostro metodo ci permette di esaltare le singole identità del Sangiovese, un vitigno profondamente legato al territorio, che sa esprimere in maniera unica le caratteristiche dei suoli da cui nasce. Le altitudini variabili, tra i 480 e i 540 metri sopra il livello del mare, aggiungono ulteriori sfumature, contribuendo a definire il carattere distintivo di ciascun nostro vino”.

La vinificazione
In cantina la vinificazione di ogni singolo vigneto avviene separatamente, per produrre vini che riflettano la vera essenza delle uve di ogni vigneto, delle condizioni climatiche dell’annata, del suolo di appartenenza per rispettare il terroir d’origine, la natura, i suoi tempi. A tal proposito afferma: “Per mia scelta riduco al minimo gli interventi in cantina perché ritengo di avere il compito di accompagnare il viaggio dalle uve al vino, con una vinificazione che consenta di mantenere una corrispondenza tra ogni singola vigna e l’etichetta a cui è destinata, vinificando ogni parcella separatamente, effettuando fermentazioni spontanee, lunghi invecchiamenti in botti di differenti dimensioni”.
Accennavamo della nostra visita a Vecchie Terre di Montefili, dove ad accoglierci abbiamo trovato sia Serena che Stefano Toccafondi, responsabile commerciale. Appena varcato il cancello, non puoi non notare i due cipressi ai lati del viale di accesso, costeggiato peraltro dalla vigna Anfiteatro. Nel restyling delle etichette si è voluto stilizzarli creando così un ulteriore legame con questa realtà.
Per quanto riguarda la gamma dei vini sono prodotti il Chianti Classico e il Chianti Classico Gran Selezione, entrambi Docg. Poi Vigna nel Bosco e Vigna Vecchia, oltre a Anfiteatro dalla vigna storica del 1975 di cui segue la verticale, tutte e tre classificate Toscana Igt. Tutte le etichette sin qui citate sono ottenute da solo Sangiovese. Completa la gamma la storica etichetta Bruno di Rocca che vede nella composizione l’80% di Cabernet sauvignon, con un 20% di Sangiovese.
La verticale dal 2015 all’anteprima del 2020

Anfiteatro 2015
Dopo un colore granato luminoso con riflessi aranciati, al naso ha frutta rossa matura, anche piccola, spezie, una nota di tabacco e un finale balsamico. Al palato ha ancora concentrazione, struttura, tannini presenti e morbidi, freschezza a equilibrare, un’eleganza complessiva, persistenza, con un retrogusto giocato tra balsamicità e frutta rossa. Qui Serena ha solo vinificato le uve.
Anfiteatro 2016
Dopo un colore granato ha al naso frutta rossa più croccante, spezie anche dolci tra cui la cannella, un tocco floreale, un finale balsamico. All’assaggio ha struttura, tannini setosi, freschezza, armonia, persistenza, con un retrogusto giocato tra il balsamico e le spezie dolci. Questa è stata un’annata più sottile.
Anfiteatro 2017
Esordisce con un colore granato di maggior trasparenza, poi ha un naso un po’ più chiuso, frutta rossa anche piccola, comunque croccante, di nuovo un tocco floreale, spezie tra cui la cannella, balsamico a chiudere. Al palato ha struttura, tannini setosi, freschezza più presente, lungo con un retrogusto giocato quasi sul mentolato e frutta rossa croccante.
Anfiteatro 2018
Qui il colore granato ha ancora di maggior trasparenza, poi ha un naso con la frutta in primo piano, seguita da note floreali, speziate dove ritroviamo il tabacco, poi un tocco balsamico. All’assaggio ha tannini presenti già morbidi, freschezza a equilibrare, eleganza, persistenza con un finale che vira sul balsamico.
Anfiteatro 2019
Dopo un colore come quello della 2018, al naso a lato della frutta rossa anche piccola croccante, ritroviamo un tocco di arancia rossa, una nota floreale, poi speziata. All’assaggio ha tannini presenti, freschezza, una decisa eleganza, persistenza, con un retrogusto giocato sulla frutta con un lieve tocco di spezie.
Anfiteatro 2020
Un’anteprima dal colore granato sempre di buona trasparenza. Al naso dopo la frutta croccante, troviamo note floreali, leggermente erbacee, poi spezie e una sensazione mentolata a chiudere. Al palato è ancora leggermente acerbo, con tannini presenti equilibrati da freschezza, una buona persistenza, con nel retrogusto sensazioni più accennate.
credits photo: @Vecchie Terre di Montefili








