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Suavia presenta “I Luoghi”

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Tempo di Lettura: 6 minuti

Suavia presenta le tre espressioni di Garganega UGA con la linea i Luoghi

Un viaggio tra le colline di Soave, nella zona Classica, ci ha permesso di conoscere le tre sorelle Meri, Alessandra e Valentina Tessari, quarta generazione, che hanno scelto di condurre la cantina di famiglia, di proseguire il lavoro iniziato dal padre nel 1982, quando interruppe il conferimento delle uve alla cantina sociale per vinificarle in proprio. Qui vogliamo raccontare come nei decenni sono state fatte scelte produttive ben precise, di cui la più determinante è senza dubbio quella di coltivare e vinificare solo le varietà autoctone del luogo Garganega e Trebbiano di Soave. Al tempo stesso vogliamo dare visibilità a Castellaro, Fittà e Tremenalto, i tre Cru, nati da tre Unità Geografiche Aggiuntive, rappresentative del terroir del Soave Classico.

Azienda Agricola Suavia, una nuova primavera

Il nuovo inizio per questa realtà famigliare è avvenuto, come citavamo nel sommario, quando nel 1982 Giovanni Tessari e la moglie Rosetta, consapevoli delle grandi potenzialità del territorio in cui risiedevano, decisero di interrompere il conferimento delle uve alla cantina sociale. Al tempo stesso per simboleggiare il forte legame che unisce la famiglia alla tradizione e alla cultura di questo territorio, i coniugi decisero di chiamare la cantina Suavia ovvero con il nome antico di Soave. Sono collocati nel punto più alto della zona Classica e più precisamente in località Fittà, a un’altitudine di 296 metri. Sotto la guida delle sorelle il marchio sta vivendo, negli ultimi anni, una nuova primavera che passa attraverso una modernizzazione volta a valorizzare la vera e primordiale essenza delle uve dei vitigni autoctoni di questo territorio.

Le scelte fatte negli anni hanno portato anche a optare per una bottiglia, ispirata a quella tipica del fiasco di vino, simbolo di schiettezza, semplicità della tradizione contadina di questi luoghi che, come il pane e vino, da sempre sono parte della quotidianità delle persone. A chiuderla c’è un tappo a vite che spezza il legame con la tradizione, ideato appositamente per garantire migliore conservabilità ai vini, facendoli giungere a destinazione esattamente come sono stati pensati e creati, per garantire la migliore esperienza degustativa anche a distanza di molti anni. Ci piace sottolineare come le sorelle hanno poi scelto un carattere grafico creato appositamente per loro per i nomi delle loro etichette, applicato su fondo bianco per quelle della linea classica, su fondo nero per i cru. Indubbiamente sia la forma della bottiglia che le scritte dei vini costituiscono un insieme fortemente connotante.

I vigneti 

Suavia è un’azienda certificata biologica, la cui conversione è terminata ufficialmente nel 2019. Nel loro caso le pendenze molto importanti di alcuni vigneti, richiede non solo sforzo e impegno, ma anche determinazione. Come accennavamo nel sommario nei 30 ettari di vigneto della cantina sono allevate esclusivamente le viti autoctone a bacca bianca Garganega e Trebbiano di Soave. Entrambe vengono allevate esclusivamente con il sistema di allevamento a Pergola, un sistema antico che contraddistingue i paesaggi della zona del Soave. 

La Garganega è la varietà più versatile, dalla resa generosa. Dalle sue uve si possono ottenere risultati semplici ma allo stesso tempo si possono sviluppare le espressioni più nobili e importanti. Ha un’alta capacità adattativa a ogni tipologia di terreno. Può essere vinificata in vari modi e si presta all’affinamento. Il suo grappolo non è eccessivamente compatto e questo fa si che non sia facilmente soggetta a marciumi. Da essa sono ottenuti la maggior parte delle etichette che spaziano dall’espressione classica al cru Monte Carbonare, al Metodo Classico e ai tre nuovi cru UGA di cui accennavamo poco sopra.

Il Trebbiano di Soave (per brevità Trebbiano) è un vitigno meno produttivo della Garganega e richiede maggiori cure e attenzioni. Proprio a causa dalla gestione impegnativa negli ultimi anni è stato via via abbandonato da molti viticoltori. Il suo grappolo matura prima rispetto a quello della Garganega, è più compatto e maggiormente sensibile alle malattie come lo oidio.  Dal Trebbiano si ottengono vini di grande struttura e buon grado. A livello aromatico è più delicato rispetto alla Garganega. È longevo e adatto all’invecchiamento, sviluppa note minerali tipiche di queste zone vulcaniche. Le sorelle hanno fortemente creduto nella sua vinificazione in purezza, scegliendo di creare l’etichetta Massifitti, iniziando la produzione tra le prime cantine del territorio. Il vigneto terrazzato, con nel suolo del basalto presente in rocce di grandi dimensioni, è stato piantato nel 2006 utilizzando cloni di vecchie vigne di Trebbiano di Soave, selezionate dall’Università Agraria di Milano, per poi iniziare la produzione nel 2010. 

Il recente assaggio del 2021, classificato come Bianco Veronese Igt, aveva un naso tra agrumi e spezie dolci, virato poi su toni minerali che richiamano la grafite, seguito da sensazioni marine. All’assaggio è stato verticale, con una bella acidità, una struttura elegante, un finale lungo e sapido.

Prima di proseguire, narrandovi dei tre vini de I Luoghi, vogliamo segnalare una frase rasserenante che abbiamo trovato documentandoci su questa famiglia ambasciatrice del Soave. 

“Quella di Suavia è una storia fatta di un castello, nessun ranocchio, pochi principi e molte principesse”.

I Luoghi

Le tre sorelle hanno dato vita alla linea I Luoghi. Il percorso è iniziato da una ricerca durata cinque anni che, a partire dalle osservazioni in campo enologico, attraverso lo studio della geologia dei suoli di determinate zone di vigneto, con la consulenza del Professor Giuseppe Benciolini, pedologo di grande esperienza, oltre che con il contributo di Valentina enologa, hanno permesso di individuare tre terreni già riconosciuti peraltro come Unità Geografiche Aggiuntive (per brevità UGA), dalle caratteristiche peculiari e riconoscibili, che hanno portato alla nascita dei tre Cru. Sono così nati Castellaro, Fittà e Tremenalto, realizzati in 2000 bottiglie totali, ottenuti da uve Garganega vinificate separatamente ma in maniera identica. Il risultato sono tre vini originali e perfettamente distinguibili l’uno dall’altro.

 “I Luoghi nascono da un forte e profondo desiderio di interpretare questo territorio che è, come prima cosa, casa nostra” – spiegano le tre sorelle – “I tre UGA da cui la linea prende forma rappresentano il Soave nelle sue espressioni più caratteristiche, a partire dalle pendenze ripide, dalle composizioni basaltiche dei suoli fino ad arrivare alla ricchissima biodiversità di quest’area, che attraverso il nostro approccio al biologico cerchiamo di difendere sempre. Tutti questi elementi sono percepibili nei tre vini, ognuna interpretazioni uniche e diverse l’una dall’altra”.

La degustazione presso l’Oste Scuro di Verona, chef Simone Lugoboni

Fittà Soave Classico Doc 2020 

Viene prodotto da un vigneto esposto in parte a sud e in parte a est, a un’altitudine di 255 metri, con pendenze che variano dal 15% al 45%. Le vecchie viti di Garganega, piantate nei primi anni ’40, poggiano su un terreno di origine vulcanica. il cui substrato è costituito da vulcaniti basaltiche fortemente alterate. La vinificazione avviene in acciaio, senza malolattica, per poi restare per 12 mesi a contatto con le fecce fini, affinando poi per 24 mesi in bottiglia. 

Dopo un colore giallo paglierino luminoso, ha un naso dove note sulfuree, fumé si uniscono a sentori agrumati e a note di frutta secca, tra cui la mandorla. All’assaggio è sapido, fresco, elegante, lunghissimo con un retrogusto di sensazioni fruttate e di mandorla. L’abbiamo provato con un antipasto, ’Polpo di Sardegna, cacio e pepe, fagioli e crumble di capperi’, in  perfetto abbinamento.

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Fittà Soave Classico Doc 2020

Castellaro Soave Classico Doc 2020 

Viene prodotto da impianti di più di 50 anni a pergola veronese, con una superficie di meno di 1 ettaro, esposto a nord, pendenze del 20%, sito a un’altitudine di 220 metri. Il suolo vulcanico, costituito da vulcaniti basaltiche alterate, è moderatamente profondo e caratterizzato da un profilo ricco di frammenti rocciosi. 

Dopo un colore giallo paglierino luminoso, al naso ha sensazioni minerali accompagnate da una nota di pepe bianco, oltre a una nota di gelsomino. Al palato ha struttura, freschezza, una decisa eleganza, dal finale lunghissimo con un retro gusto salino. Il piatto è stato ‘Spaghetti alla chitarra con gamberi rossi, aglio nero, cardamomo verde’.

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Castellaro Soave Classico Doc 2020

Tremenalto Soave Classico Doc 2020 

Viene prodotto da impianti con un’età media di 60 anni a pergola veronese, con una superficie di circa 2 ettari, esposto a ovest, pendenze del 20%, sito a un’altitudine di 130 metri. Si tratta di un’area caratterizzata da forti pendenze, con terreni vulcanici, suoli profondi ed evoluti. 

Dopo un colore giallo paglierino luminoso, caldo e gessoso. La marmellata di mela cotogna si combina con fiori d’arancio e frutta candita. Palato, ampio e rotondo, sospinto da un sottofondo di sapidità e freschezza. Il pitto abbinato è stato un ‘Merluzzo nero marinato al miso, purè di patate, crème fraiche all’erba cipollina’.

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Tremenalto Soave Classico Doc 2020

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