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Graziano Prà

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Stralci della conversazione con un vignaiolo, autentico ambasciatore del Soave che interpreta con assoluta passione, ora in cinque diverse versioni

Graziano il nostro primo incontro è stato in occasione della prima edizione de Gli Svitati, dove ho assaggiato due diverse annate di Otto, il tuo Soave Classico Doc, chiuse una con sughero e l’altra con tappo a vite. Ora apprendo che per te il mestiere di vignaiolo è stata una strada segnata, come era in uso allora, avendo un nonno e un padre proprietari del vigneto Monte Grande, da cui produci tuttora il tuo Cru che recensiamo a fine articolo. Così è stata una conseguenza naturale la tua scelta di studiare enologia.

Personalmente apprezzo le dichiarazioni che riporti con fierezza sulla tua brochure: “Un grande vino è il riflesso della terra in cui cresce” a “Tutto prende forma dal terroir. L’identità dei nostri vini è una somma meticolosa e calcolata della natura di questi terreni, dei vigneti in collina, di un microclima specifico, nonché di un’accurata selezione di vitigni autoctoni”. 

A tal proposito affermi:“I vitigni autoctoni si trovano in un preciso territorio. Il compito del vignaiolo è quello di trasformarli in un vino che riflette il gusto unico del terroir in cui vengono prodotti”. La percezione è che tu rendi davvero giustizia a questa terra con scelte agronomiche in regime biologico, con basse rese per ettaro, con lavorazioni accurate in vigna.

La filosofia produttiva

Il tempo ti ha portato a scelte precise per riuscire a valorizzare il territorio e produrre vini eleganti, longevi e senza difetti. “Per il vino sono solo una guida che non migliora quello che offre la natura, ma che la conduce nella giusta direzione verso un vino elegante e prezioso”. In cantina non utilizzi la malolattica nei vini bianchi con l’intento di mettere in luce le uve, usando la pressatura soffice e in vinificazione l’utilizzo di solo il mosto fiore. Durante la fermentazione, per mantenere il frutto, usi basse temperature, un processo di vinificazione con gas inerte per prevenire il contatto con l’ossigeno. Il tuo credo è di lavorare il vino meno possibile, con l’utilizzo in cantina di energie rinnovabili, fotovoltaico principalmente, in pratica nulla è lasciato al caso.

Per moltissimi anni, decenni hai cercato la migliore soluzione a supporto della longevità dei tuoi vini, per poi arrivare alla tua scelta, qualche anno fa, del tappo a vite. Già in uso negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda da molto tempo, lo hai sperimentato nei vini bianchi, primo di tutti con Otto, il Soave Classico Doc, per poi arrivare, anno dopo anno, ai tuoi Cru. Quest’anno è uscito Wild, da Garganega in purezza provenienti dalla zona Ponsara, ora UGA, ottenuto da lieviti indigeni e fermentazione spontanea. 

Dopo anni di osservazioni, lunghi affinamenti in bottiglia e degustazioni di vecchie annate, oggi sei convinto che il tappo a vite sia la soluzione perfetta per produrre vini buoni nel tempo, senza difetti, puliti ed eleganti, assicurando un invecchiamento dipendente dalle caratteristiche del terroir, dell’annata, della mano del vignaiolo, e non dalla chiusura della bottiglia. Concludendo così:“Credo nella vite, anche quando si tratta del tappo”, frase iconica del gruppo de Gli Svitati, con te Graziano tra i suoi cinque soci fondatori. 

Monte Grande Soave Classico Doc 2022 

Garganega al 70%, Trebbiano di Soave al 30%

Etichetta storica con varietà allevate la prima a pergola veronese e la seconda a guyot, nella zona di Monteforte d’Alpone, dove peraltro ha sede la cantina, i cui vigneti, su terreni vulcanici, si trovano a un’altitudine di 150 metri. La percentuale del Trebbiano di Soave, con il suo importante patrimonio acido, garantisce a questo vino un grande potenzialità di invecchiamento. 

Il Trebbiano di Soave viene raccolto prima, solitamente a inizio settembre, mentre per la Garganega viene fatto il taglio del tralcio, con la prima luna calante dello stesso mese, poi dopo un appassimento di circa un mese in pianta, viene raccolta alla fine del mese successivo. 

In cantina dopo la diraspa-pigiatura, la pressatura soffice, una fermentazione del mosto fiore in grandi botti di Allier da 15 e 20 ettolitri, a una temperatura contenuta, la prosegue ed eleva in botti grandi di rovere di Allier da 30 ettolitri per 10 mesi. Anche quest’etichetta cru è chiusa con il tappo a vite, garantendogli così una potenzialità di longevità. 

Esordisce con una tonalità giallo paglierino intenso e luminoso. Il naso complesso, conquista con profumi di agrumi, frutta a polpa gialla come la pesca, sfumature di ananas, seguito da un tocco mentolato, poi iodato, dato dal terreno vulcanico. Al palato è già ricco, fresco, sapido, in un ottimo equilibrio, eleganza, è già persistente con un retrogusto giocato sulla salinità e su un accenno di lime. Secondo Graziano è :“un vino che è frutto di lunghi ragionamenti, studi e sperimentazioni, dove nulla è lasciato al caso. Ritengo Monte Grande il “mio” grande vino Soave”.

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Monte Grande Soave Doc 2022

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